EHRET, CEREALI, LEGUMI E FOGLIE VELENOSE

LETTERA  

 

Alcuni dubbi in relazione alle teorie ehretistiche

 

Ciao Valdo, posso darti del tu? Ho cominciato la dieta che mi hai gentilmente consigliato.

Ho qualche dolorino al fianco e un po’ di colite.

Parlando con una persona che segue gli insegnamenti di Ehret, mi sono sorti dei dubbi:

1)      Per Ehret, tutti gli amidacei, ossia i cereali, formano muco e quindi non vanno bene per il corpo umano.

2)      I legumi sono iperproteici e grassi, sempre secondo Ehret.

3)      Le foglie delle verdure hanno del veleno, e quindi dovrei con il tempo abbandonare le insalate (questo almeno secondo il ragazzo con cui ho parlato).

Che ne pensi di tutto questo?

Leggendo le tesine che hai scritto non mi pare che tu sia così contrario ai cereali, e che anche per i legumi non esistano tutte queste problematiche. Potresti darmi dei chiarimenti?

Un saluto grande. Federica

RISPOSTA

 

Demonizziamo di meno e ragioniamo di più

 

Ciao Federica, andiamoci piano col demonizzare a destra e a manca in nome di qualcosa o di qualcuno, e cerchiamo sempre di anteporre l’esperienza diretta, i buoni principi, ed anche il buon senso.

Se vai ad ascoltare tutte le panzane e le frottole che si raccontano in giro, per cui le arance acidificano, i cereali producono muco, le mele sono l’unico cibo divino, o ora le insalate avvelenano, torni a casa e giuri di non credere più a niente e a nessuno, il che mi sembra manicomiale e fuori luogo.

I dolorini che lamenti possono benissimo essere catalogati come sintomi di crisi eliminativa in atto, e sono la regola da accettare ogniqualvolta si passa da una dieta inquinante a una dieta purificante.

Ehret e Hotema, due grandi fruttariani che stimo moltissimo

Non serve ripescare Ehret per lodarlo o criticarlo. Arnold Ehret (1866-1922) va studiato e rispettato, ma va soprattutto capito e storicizzato, e mai santificato.

Sono comunque un ammiratore del medico bavarese, per cui non ho nessuna intenzione di contestarlo.

Avendo egli concepito identificato nel muco ogni sorta di problemi, risparmiò dai suoi strali soltanto la frutta, al pari del suo contemporaneo Hilton Hotema (alias Geoge Clèment) che nacque nel 1878.

Il movimento anticerealicolo aveva precise ragioni di esistere

Il movimento rigorosamente fruttariano e anticerealicolo, si sviluppo’ in America quando, in concomitanza con la progressiva caccia ai bisonti e la trasformazione di enormi pianure a monocolture a mais e altri cereali, si stava profilando un’agricoltura infame e violenta, finalizzata all’allevamento del bestiame, alle maxi-stalle e ai maxi-macelli.

Sia Hotema che Ehret stavano a quel tempo in America, e Hotema, sempre perseguitato politicamente, ebbe modo di rifugiarsi alle Hawaii, dove concluse la sua lunga vita in mezzo alle delizie della frutta tropicale.

Con le motivazioni etiche non si andava lontano, e servivano dunque argomenti salutistici

La lotta che fecero Ehret, Hotema, e diversi altri autori del movimento igienista americano ai cereali, è da rispettare ed ammirare. Per condurre tale battaglia, sia sul piano culturale che su quello concreto e popolare, dovevano sicuramente ricorrere a motivazioni anche salutistiche, perché il solo animalismo non bastava evidentemente a convincere la gente.

Il cereale, soprattutto se cotto, soprattutto se preso in abbondanza e in proporzione esagerata rispetto alle componenti sane ed innocenti dell’alimentazione umana (frutta e verdure crude), provoca in effetti alcuni leggeri fenomeni di acidificazione e quindi di muco.

I cereali hanno da sempre rappresentato la base più solida della nutrizione umana

Questo fatto non è però sufficiente a demonizzare un prodotto della natura che è stato, ed è tuttora in grado di dare sostentamento a  popolazioni di interi continenti in ogni epoca storica.

Il riso per l’Asia, il mais per l’America Latina, il grano saraceno per il Medioriente, il frumento, l’orzo e l’avena per l’Europa, hanno da sempre rappresentato un’ancora di salvezza, soprattutto nelle lunghe stagioni invernali, avendo i semi dei cereali la possibilità di mantenere le proprie caratteristiche nutritive a lungo nel tempo. I semi di frumento ritrovati nelle tombe dei faraoni, tanto per fare un esempio, sono stati capaci di germogliare tremila anni dopo.

L’orzo abbrustolito dei legionari romani

I legionari romani, come poi anche i cartaginesi, trovavano nell’orzo abbrustolito e nel grano saraceno, abbrustoliti alla buona, una delle basi più importanti della loro nutrizione, durante le lunghe e faticose campagne belliche di Roma Imperiale.

Accoppiando abbondante nutrizione acquosa, vitaminica e zuccherina (frutta) e abbondante nutrizione acquosa-minerale (verdure crude), i cereali vengono assimilati magnificamente, ed ogni eventuale formazione di muco rimane entro i limiti di tolleranza prevista dal nostro sistema immunitario, per cui non scattano grossi fenomeni di leucocitosi, come invece avviene per le carni, né avvengono allarmanti processi di acidificazione, tipici delle proteine animali in genere.

Tegoline e piselli freschi promossi senza riserve

Per i legumi vale più o meno lo stesso discorso.

E’ vero che la compresenza di proteine li rende a volte di difficile digestione, ma è sempre una questione di quantità e di freschezza. Se per tegoline e piselli freschi non esistono problemi, e se per ceci, fave, lenticchie, soia e fagioli freschi basta contenersi nei quantitativi, per i legumi induriti e stagionati occorre sicuramente qualche accorgimento in più. Non a caso vengono chiamati in America col simpatico nomigliolo di frutti musicali.

Cereali e legumi sono prodotti ottimi se assunti con morigeratezza

La regola è precisa. Cottura al minimo, anticipazione con piatto di verdura fresca, quantitativi limitati, limitazione di mescole con altri cibi, niente bevande a tavola.

Un piatto di cereali e legumi risulta molto nutriente, e non va assolutamente innaffiato col vino o altre bevande, e non va nemmeno seguito da frutta o da dolci.

Sia i cereali che i legumi si prestano poi alla germinazione, che ne moltiplica i poteri nutritivi.

Le farine integrali dei cereali servono inoltre a confezionare ottimi pani, pizze, paste e focacce, tutti prodotti da prendere con le pinzette, trattandosi di amidi cotti e quindi devitalizzati, privi cioè di ogni enzima, di ogni vitamina e di ogni minerale organicato, e pertanto carichi di effetti collaterali in termini di difficoltà digestive-assimilative-evacuative.

Non servono in questi casi posizioni estreme

Anche in questo caso, non occorre essere fanatici ed estremisti, e sarà sufficiente limitarli, e  farli precedere a tavola dalle solite insalatine crude.

Dobbiamo ricordarci che siamo sempre nell’ambito di sostanze semplici, naturali e vegetali, armonizzate sostanzialmente col nostro apparato gastrointestinale.

Consumare in Asia la soia nel baccello e l’arachide nel suo guscio, cotte al vapore in stile Thai, fa capire la bontà e la digeribilità di questi alimenti.

Non criminalizziamo cibi deliziosi come il pop-corn e le caldarroste

Scagliarsi a testa bassa contro gli amidi cotti al minimo, porterebbe a criminalizzare cibi deliziosi e di provata salubrità, come le patate (cotte al minimo senza privarle della buccia), come le castagne (caldarroste) e come il mais scoppiato (pop-corn).

Gli esperimenti di André Simoneton hanno dimostrato che l’umile patata regge benissimo anche da cotta, rivelando onde vibrazionali sui 6500 Angstrom, che equivalgono al potere radiante emesso dal corpo di una persona sana, per cui ci offrono le loro calorie e la loro vitalità nutrizionale senza rubarci niente.

Gli amidi leggermente cotti sono egregi distributori di energia

Questo a dimostrazione che l’amido non stracotto e semplicemente destrinizzato e maltosizzato (il che vale anche per i cereali) è in grado di resistere egregiamente al calore, a differenza delle vitamine e degli enzimi (che svaniscono), dei minerali (che si disorganicano) e delle proteine animali (che coagulano, si idrolizzano e degenerano in acreolina, aldeide malonica ed ossiemoglobina).

Frutta e verdura crude stanno in un altro pianeta

Chiaro che la frutta sta in un altro pianeta, in quanto ci offre la potenza radiante massima dell’infrarosso e dei 9-10000 Angstrom, seguita dalle verdure crude che stanno sul rosso dei 7500 A., lascando carni, proteine animali, cibi stracotti, cibi zuccherati, cibi salati, cibi sintetizzati, vitamine sintetiche e integratori sotto i disperanti livelli del colore grigio e dei raggi X, corrispondenti a onde inferiori ai

3000 A., dove i cibi ci danno calorie e ci rubano nel contempo nutrienti interni, saccheggiando, debilitando e mortificando il nostro organismo.

Le verdure eduli sono una delizia gustativa e salutistica nel contempo

Quanto alle verdure, esistono sicuramente alcune di tipo velenoso, come la belladonna e la cicuta.

E’ un po’ come in campo micologico. Da un lato i porcini, i prataioli, i gialletti e gli ovuli, e dall’altro le amaniti falloidi, i cortinari velenosi e i peveracci delle coliche.

Dire che le verdure avvelenano, quando in realtà sono una delizia per l’intestino umano, per il gusto e per la salute in generale, è cosa addirittura demenziale, non meritevole di commento.

In questi casi l’esperienza diretta basta già da sola a farci capire come stanno le cose.

La strategia del disorientamento pilotato

E’ un po’ come la bufala che circola in certi ambienti medici e dentistici sulle arance che acidificherebbero il sangue e farebbero cadere i denti, mentre invece producono esattamente l’effetto opposto, rinforzando le ossa e quindi pure la dentina.

La strategia del disorientamento pilotato e dei cavalli di Troia intrufolati in campo avverso è sempre valida.

Si sparino intanto le coglionate e si gridi Al lupo-al lupo, e la gente tornerà ad amare senza più riserve la carne, il formaggio, il cibo cotto e il farmaco!

Valdo Vaccaro – Direzione Tecnica AVA-Roma e ABIN-Bergamo