L’ IDOLO CULTURISTICO DELLA PROTEINA

LETTERA

 

Una campionessa in crisi

 

Gentilissimo dottor Vaccaro, mi chiamo Rosalinda. Sono una ragazza di 30 anni in profonda crisi alimentare!

So che le mie domande le ruberanno del tempo. Però, dopo aver letto nel suo blog le risposte date alle più svariate domande, vorrei anch’io porle i miei dubbi per raggiungere una soluzione.

Il mio è un caso particolare perché sono una culturista, con tutto il bagaglio di cultura alimentare che chi fa sport ha, pensando che sia verità assoluta e inconfutabile.

Eppure, questa verità, dopo ricerche e letture, io l’ho messa nettamente in crisi.

Si può passare dalla carne-6-volte-al-giorno all’annullamento della proteina?

Sono diventata vegetariana un anno fa, solo ed esclusivamente per amore degli animali.

Vegetariana si fa per dire, visto che mi sono nutrita principalmente di uova e proteine del latte in polvere.

Come può una persona, che per 10 anni ha mangiato carne per 6 volte al giorno, annullare completamente l’idolo culturistico per eccellenza, la proteina?

Può un cibo naturale nutrire un muscolo ipertrofico e innaturale?

Ma finalmente, dopo un anno, è arrivata la resa dei conti.

Ossia ho iniziato a capire che il corpo umano non trae alcun vantaggio da un alto apporto proteico, ma ne viene addirittura danneggiato.

Il punto però è un altro.

Nel mio caso non si parla di un normale corpo umano, ma di un  corpo che ogni giorno cerca e pretende una cosa innaturale quale l’ipertrofia muscolare e la riduzione al minimo del grasso corporeo.

La domanda che mi pongo è la seguente:

Può una dieta naturale servire ed essere utile per ottenere qualcosa di innaturale?

 

A tre mesi dai campionati mondiali non so come sbrogliarmela

Non sto parlando dunque di una dieta volta a ottenere il benessere fisico, bensì di una dieta mirata a raggiungere qualcosa a cui non si può arrivare in modo naturale.

E così, a 3 mesi dai campionati mondiali ai quali prenderò parte, non so davvero da dove iniziare.

In tempi andati, non mi sarei posta dei problemi, e sarei partita senza esitare dal petto di pollo!

Nel ringraziarla infinitamente per l’attenzione che mi ha concesso, le porgo cordiali saluti.

Rosalinda

RISPOSTA

 

Hai sollevato un problema generale ed urgente.

La tua è la punta emergente di un gigantesco iceberg.

 

Ciao Rosalinda, quando i dogmi e le certezze si allentano, subentra sempre una crisi ideologica, per cui il tuo messaggio non sorprende affatto. E’ un po’ la punta dell’iceberg di una situazione generalizzata.

Quanti calciatori, famosi e non famosi, quanti ciclisti, quanti giocatori di basket, quanti atleti delle varie specialità, hanno lo stesso problema, dovendo pensare alla performance domenicale, a come ottimizzarla senza mettere a repentaglio la propria salute?

La proteinomania e l’innaturalità nell’alimentazione sportiva

Chi è in possesso di una qualità piuttosto rara, chiamata senso autocritico, ha dei grossi vantaggi.

Tu, lasciatelo dire, sei la prova vivente che i muscoli si possono sviluppare anche non a spese del cervello. Hai centrato in pieno il problema basilare del culturismo e del fitness popolare da palestra e da attrezzi ginnici, evidenziandone il maggior difetto che è per l’appunto la proteinomania.

Hai messo pure messo in risalto, con sottile maestria, un secondo aspetto, l’incompatibilità presunta tra un mezzo naturale quale la dieta crudista vegana e un obiettivo innaturale quale la massimizzazione ipertrofica del muscolo e la minimizzazione contemporanea del grasso.

Il pessimo esempio della dietologia calcistica

E’ noto come ogni club di calcio abbia, al suo seguito, medici e nutrizionisti allevati dalle vecchie, decadenti ed obsolete scuole nutrizionali ligie alla dieta carneo-dolce-mediterranea, a volte inquinate persino da folli ideologie zonistiche.

Non c’è tavola imbandita dove i campioni della pedata non trovino pasta al ragù, bistecche e prosciutti, grana, torroni, cioccolatini e cole, il tutto corredato immancabilmente, e nella migliore delle ipotesi, da caffè e integratori. Come dire il trionfo della natura, della salute e della performance.

Peccato che i conti, salvo eccezioni, non tornino affatto. Peccato che questi atleti durino pochissimo e diventino ben presto dei cavalli stanchi e sfruttati, su cui la frusta non basta più.

Il vanto e l’orgoglio dell’Agroalimentare Italiano

Il made in Italy fatto di prosciutti, grana, mozzarelle, soppresse, mortadelle, pasta, panettoni, caramelle, confetti, torroni, gelato, cioccolato, nutelle, espresso, macchine per caffè, vini e liquori, è sotto gli occhi di tutti.

Il noto agroalimentare italiano, sventolato con orgoglio e riproposto in ogni ambasciata ed in ogni consolato italiano all’estero, dove al posto della Divina Commedia e dei Fioretti, fanno spicco i salami e le prelibatezze targate Cremonini.

I veri capolavori della genialità italiana

Prodotti proposti al mondo, dagli stessi enti di governo, come i veri capolavori della genialità italiana.

Casari e macellai con l’aureola della santità in testa al posto di Sant’Antonio di Padova e di

San Francesco d’Assisi, e con l’alloro della sapienza al posto di Dante e di Leonardo.

Tanto che, per trovare il trattato igienistico più importante della storia moderna, La vita sobria, del veneziano Alvise Luigi Cornaro (1475-1566), devi andare in una qualsiasi ambasciata americana.  

Trattasi di un paradosso risolvibile

Tornando, Rosalinda, alla tua obiezione sul cibo naturale, a mio avviso si tratta di un paradosso risolvibile.

Tutto parte dal primo dogma sbagliato, per cui proteina uguale forza fisica e rendimento atletico, quando in realtà è stato dimostrato, sia dalla ricerca scientifica che dalle statistiche, che le cose non stanno affatto in quei termini.

Il secondo dogma nasce sempre dal primo, per cui si va a pensare che l’ipertrofia muscolare è una forzatura innaturale e richiede assolutamente un’alimentazione innaturale, alto-proteica e stimolante, per cui la massa degli atleti non si pone nemmeno il dubbio se sperimentare la via naturale per ottenere i muscoli, e mancano dunque del tutto delle statistiche al riguardo.

L’esempio di Piero Venturato mi pare significativo

Ti ricordo innanzitutto  l’esperienza di Piero Venturato, vegano, due volte campione mondiale in tutte le categorie di culturismo, che ho citato nel mio articolo Proteine scassamuscoli o prezioso succo zuccherino, del 19/8, che probabilmente hai già letto. Questo dovrebbe farti riflettere.

Non penso affatto che Venturato sia una mosca bianca. So che diversi campioni americani di decathlon sono vegani, e penso che non siano affatto carenti in fatto di muscolatura.

Il semplice e sbalorditivo attrezzo sviluppa-muscoli di Helenio Herrera

Mi ricordo che il compianto Helenio Herrera, ex-grande allenatore dell’Inter, aveva diffuso in Italia un piccolo e leggero attrezzo basilare portatile che serviva a sviluppare tutti i muscoli, basato sulla compressione e sulla trazione esercitata dalle braccia sull’attrezzo-pompa e sulle due corde che univano l’estremità del cilindro stesso. Funzionava eccome. Bastava associare alla spinta o alla trazione muscolare, un esercizio respiratorio e un mantenimento della tensione muscolare per alcuni secondi.

Un discorso quindi totalmente esente da implicazioni alimentari, e incentrato sul solo esercizio muscolare e sul respiro.

Il muscolo si sviluppa con l’esercizio, non con la proteina e l’integratore

Credo che l’equivalenza muscolo sviluppato uguale proteina animale più integratore sia un mito, un pregiudizio e un dogma sbagliato su tutti i fronti. Lo dico anche in termini di logica.

Nessun cibo naturale o innaturale al mondo è dotato di per sè di intelligenza creativa o distruttiva, di poteri magici salutari o patologici, ma soltanto di caratteristiche eduli o velenose.

Accelerare il metabolismo non significa nutrire il muscolo

E’ sempre il corpo col suo sistema immunitario ad agire e reagire alle sostanze molecolarmente inerti che gli propiniamo. Il purgante, ad esempio, non ha potere purgativo, ma soltanto irrita l’intestino il quale (obbedendo al sistema immunitario) reagisce ed espelle la massa fecale.

La proteina e l’integratore non hanno di certo potere nutriente filo-muscolare, ma soltanto irritano e stimolano il sistema immunitario col noto schema dopante leucocitosi-tachicardia che può al massimo favorire, al pari di un comune sostegno caffeinico o nicotinico, un’accelerazione nel metabolismo e negli effetti nutritivi di breve periodo.

In passato hai vinto non grazie al petto di pollo, ma nonostante esso

A tre mesi dai campionati mondiali non intendo affatto distrarti, o peggio ancora danneggiarti.

Sei stata sicuramente brava in passato a ottenere dei risultati col petto di pollo, ma non certo per il petto di pollo. Più che per il petto di pollo, io direi nonostante il petto di pollo.

Cercare vitalità ed efficienza in un cibo cadaverale non ha senso logico, oltre che spirituale.

Serve un motore virtuoso e di massimo rendimento

Un motore che funziona al massimo rendimento è sempre e solo un motore pulito, privo di fumi, di perdite e di sprechi, e non certo un motore spinto ad additivi e ottani aggiunti.

Ricordati che le proteine vegetali, quelle dei germogli, dei vari semini pestellati e della frutta oleosa, coprono abbondantemente ogni falla ed anche ogni vecchia abitudine esagerata alla sostanza grasso-proteica, anche se prese in quantità minime ma sistematiche.

La dieta vegana è talmente efficiente da permettere persino il riciclaggio di detriti cellulari e scorie.

La formula vincente e non dopante per ogni sport

Nel lungo periodo e in prospettiva di risultati stabili, ottimali e vincenti, quello che conta, per la gente normale come per tutti gli atleti delle varie specialità, rimane:

1)      Un sangue fluido capace di mantenere il metabolismo (nutrizione-pulizia cellulare) efficiente.

2)      Una respirazione profonda e ritmata, in grado di sfruttare al massimo la nostra capacità polmonare.

3)      Una carica elettromagnetica solare che si trasformi in alto livello di vitalità (e che deriva da esposizione all’aria e al sole a pelle nuda, oltre che dall’energia solare e dall’alto grado di vibrazione  dei cibi che assumiamo).

4)      Una molla motivazionale superiore.

5)      Una alimentazione bilanciata e priva di carenze (il più possibile priva di acidificazioni, putrefazioni, fermentazioni, leucocitosi digestive, letargie assimilative, costipazioni e stitichezze), e quindi vivificante, tendenzialmente crudista, ricca di acqua biologica zuccherina e di clorofilla, accompagnata dal mix naturale minerale-vitamina-enzima-ormone tipico della frutta matura e della verdura cruda (il che implica l’esclusione di cibi concentrati-cotti-salati-zuccherati-devitalizzati, oltre che delle proteine animali dopanti-putrefattive-acidificanti-leicosizzanti e liberoradicanti).

6)      Una spiccata capacità di stretching e di relax, con adeguato sonno e riposo, come ricarica-batterie.

7)      Un allenamento muscolare intensivo, adeguato alla specialità e al fabbisogno di ognuno, perché è la funzione che fa l’organo, niente altro che la funzione (corroborata dalle altre 5 condizioni).

Valdo Vaccaro – Direzione Tecnica AVA-Roma e ABIN-Bergamo