LA GRANDE SVOLTA ETICA E SALUTISTICA DEL VEGETARIANISMO

 

DALLA CRISI DI VALORI A QUALCOSA DI CONCRETO IN CUI CREDERE

La crisi dei valori e delle passioni è una delle malattie odierne più insidiose e micidiali, in quanto, prima ancora che il corpo, colpisce l’anima.
Un tempo, l’uomo credeva in Dio, nella religione, nella famiglia, nel liberalismo o nel socialismo, credeva nel sesso e nel divertimento, nello sport pulito e nei record dell’atletica.
Oggi, dopo che tutte le sue fedi si sono sgonfiate una ad una come dei bei palloncini colorati finiti su un cespuglio spinoso, egli è diventato scettico e apatico, e tende a non voler più credere in niente e in nessuno.
Le chiese e le parrocchie si sono svuotate, le moschee ancora no (ma anziché produrre più bontà e pace promuovono e apportano fanatismo, fondamentalismo e tensioni religiose e politiche), nel socialcomunismo hanno da tempo smesso di crederci pure la Russia e la Cina, nello sport e nei record è arrivata la corruzione e il doping, sul sesso è piombata la tegola, per quanto inventata, dell’Aids a renderlo meno interessante, e via di questo passo.
Alla fine nessuna sorpresa se la gente in generale vive nell’indifferenza e nella non-passione.
Ma l’uomo non può sopravvivere privo di motivazioni ideali.
Anche l’essere più indolente e demotivato è assetato nel suo intimo di idealismo, di principi e passioni in cui credere. Questa attitudine sta nella sua natura di essere senziente e pensante.
La pulsione ideale, la molla di spinta verso l’alto e il meglio, verso l’impegno morale ma perché no anche verso il puro e pacifico divertimento, è qualcosa di irresistibile che lo proietta con tutte le sue forze verso un determinato obiettivo, verso una giusta causa, verso una gradita bandiera. Il suo cuore deve appartenere a qualcosa e a qualcuno, deve pur battere forte per qualche emozione, per non appassire, per non inaridire, per non deperire.
Perché l’insensibilità, l’indifferenza, l’apatia, il disinnamoramento, non appartengono al carattere dell’uomo, e sono anzi l’anticamera della sua morte psicologica e spirituale, della sua sconfitta morale e materiale.
Lo sanno bene tutti i condottieri, gli allenatori delle squadre sportive, che per vincere qualsiasi battaglia, per battere ogni avversario, occorre motivare i propri soldati e i propri atleti.
Napoleone Bonaparte usava dire che  Basta avere dei buoni principi, e tutto il resto sono dettagli di poco conto.
Per l’uomo del Terzo Millennio ci sono ancora sì insidiosi nemici esterni da combattere, quali l’estremismo e il terrorismo, ma almeno non esistono più eserciti nemici trincerati in modo implacabile ed ossessionante lungo i confini. Per l’uomo del Terzo Millennio la vera battaglia è quella che deve condurre al suo interno al fine di conoscersi meglio, di chiarire a se stesso la sua posizione e le sue responsabilità nel creato e nella natura che lo circonda.
                                                                   

La vera lotta campale, più che contro gli altri, è contro le sue limitazioni interne, contro quella parte pessimistica e negativa di sé che continua a condizionarlo e a sottovalutarlo, a spingerlo su livelli comportamentali infimi e comunque di molto inferiori alla sua ricca personalità, al suo alto potenziale.

IL VEGETARIANISMO COME RINSAVIMENTO E RICONQUISTA DI SE STESSI

Tornare in sé significa infatti rinsavire, fare pieno uso di cuore e cervello, ridiventare uomo a tutti gli effetti, riprendersi le proprie vere sembianze e le proprie autentiche caratteristiche.
Più che una rivoluzione o una svolta, il vegetarianismo individuale e di massa è un ritorno epocale alla natura umana originaria, ed è pure un rientro di senno per l’uomo e la società umana, dopo che l’umanità intera ha conosciuto una mediocrità ininterrotta (salvo i brevi tratti del Rinascimento e dell’Illuminismo) di duemila anni, una totale uscita dai lumi della ragione durata troppo a lungo, e giunta al suo apice proprio ai giorni nostri.
Come in tutte le peggiori degradazioni umane, è impossibile cambiare  radicalmente tendenza fino a quando non si tocca il fondo. Ma arriva prima o poi il punto critico di massima degenerazione, oltre il quale non è  possibile andare. E solo a quel punto si capisce che l’unica strada possibile è quella del rimbalzo e della risalita.

MANZO, ANATRA O PESCE? MAIALE, POLLO O CROSTACEI?

Per avere un piccolo esempio significativo di quanto succede nella vita di tutti i giorni, basta entrare in qualsiasi aereo che solca i cieli internazionali per renderci conto di come sta andando il mondo.
Non appena giunge il momento del pranzo o della cena in volo, arrivano solerti le hostess coi loro bravi carrellini. Beef, duck or fish? (Manzo, anatra o pesce?). Oppure  Pork, chicken or seafood? (Maiale, pollo o crostacei?). Quando scuoti la testa per dire che non va, le ragazze rimangono male. Come! abbiamo ben tre diverse alternative e non te ne va bene nemmeno una?
Viene dato dunque per scontato, da tutte le compagnie aeree del mondo, esclusa non a caso l’Air India, che la normalità e l’universalità umana siano incentrate sul carnivorismo, e che chi non accetta una delle tre alternative culinarie proposte non fa parte altro che di una minoranza strana non meritevole  nemmeno di considerazione statistica.
Se uno vuole un pasto vegetariano, ovvero un semplice vassoio privo di frammenti di cadavere, deve fare l’ordinazione in agenzia al momento dell’acquisto del biglietto, riconfermarlo poi telefonicamente 72 ore prima del volo, e segnalarlo di nuovo al momento del check-in.
Come dire che un vegetariano viene equiparato a una persona che ha dei problemi fisici o mentali, a qualcuno totalmente fuori dalla norma, a un elemento disgraziato o comunque strambo che non si allinea con la generalità della popolazione normale e civile.
Questa metodica perversione delle cucine del mondo non è comunque una stranezza o una particolarità esclusiva dell’aeronautica commerciale.
Anche se restiamo a terra e andiamo in un qualsiasi normale ristorante, le cose non cambiano di molto. Basta sfogliare i menù per rendersi conto che cervella, fegatini, code di rospo, trippe, fiorentine, bistecche al sangue, musetti, zamponi, ossobuco, petti di pollo, cosce di faraona, spiedini misti, gamberetti, mortadelle e prosciutti, accompagnano fedelmente ciascuna pietanza raccomandata, mentre ogni minestra e ogni crema di verdure nominalmente prive di carne, hanno ricevuto una sventagliata di lardo e di dadi carnei, mentre ogni  piatto di patate ha ricevuto la sua spruzzatina di speck, o  l’accoppiata dei bocconcini di tonno.

                                                                       

Un vero trionfo del disgusto e della tendenza sanguinaria e macabra dei bipedi, una vera e allegra baldoria generale dove gruppi, famiglie e coppie vanno a festeggiare e a onorare i loro amati colleghi
macellai, che sono stati bravissimi a decapitare e squartare delle bestiole e a farglielene recapitare i resti sui saporiti piatti fumanti del correo ristoratore, mandati giù a suon di vini doc che sono magici nel
nascondere il tragico sapore di morte delle putrescine e delle cadaverine. Se non basta la caraffa di cabernet c’è sempre il digestivo offerto dalla casa e un buon caffè espresso a dare un tocco finale alla brillante serata gastronomica.
A questa apoteosi della crudeltà, della sporcizia chimica e morale, della trasgressione e del tradimento delle proprie caratteristiche gastrointestinali, fanno ovviamente da contraltare le scene apocalittiche e disperanti dei reparti di cardiologia e oncologia degli ospedali cittadini, che rigurgitano ormai di disgraziati e di gente che si è pentita troppo tardi dei propri mastodontici sbagli, e che ora viene a chiedere interventi pietosi e miracolosi dell’ultima ora a dei medici dotati di ricca esperienza chirurgica e farmacologica, di abbondanti strumenti di taglio e di ricucitura, ma del tutto privi di bacchette magiche.
E’ proprio così che sta andando il mondo. Un vero e proprio percorso alla rovescia e all’autodistruzione, con un uomo rimbecillito e privo di bussola che ignora totalmente i comandamenti del suo Signore, la struttura dei suoi meccanismi organici, i principi e le esigenze chimico-biologiche del suo stesso corpo.

UNO SU DUE ABBONATI ALLA CADAVERINA? UNO SU DUE A FINIRE MALE.
I CONTI TORNANO.

La media dei clienti abituati alle pietanze cadaveriche è di uno su due? Ebbene, la media dei ricoverati per cancro è di uno su tre, e quella di cardiopatici è di uno su quattro, quella dei diabetici e dei costipati è di uno su quattro, quella degli afflitti da problemi renali pure uno su quattro. Alla fine i conti tornano: uno su due a consumare cadaverina e uno su due a finire male tra le più disperanti corsie ospedaliere.
Qualche irresponsabile cerca di contrabbandare questa situazione di  gravissima emergenza  per una situazione normale. Come a dire che le malattie ci sono sempre state e che magari prima non venivano diagnosticate, e che la vita media della gente si è addirittura innalzata in questi ultimi anni.
Ma si tratta di balle colossali. Cento anni fa cancro e cardiopatie erano una rarità. Negli Stati Uniti il cancro colpiva una persona su 30. In Italia una su 60. Non una su tre o una su quattro come oggi. Cento anni fa la mortalità infantile era altissima per problemi di scarsa igiene e di povertà, e questo abbassava  già notevolmente le statistiche di vita media. In più c’erano le guerre di trincea dove migliaia di ragazzi sui venti anni lasciavano purtroppo la pelle. Ma i fortunati che superavano indenni l’infanzia e la naia, vivevano sani e a lungo, non sapevano nemmeno cosa fosse un medico e cosa fosse un ospedale.

PIU’ CHE PROIBIZIONISTI, SIAMO FAUTORI DI UN AUTENTICO DIVERTIMENTO

Vero è che oggi ci sono le stragi del sabato sera e gli incidenti stradali in genere, ma anche qui, troppo spesso, le motivazioni sono di origine tossicologica prima ancora che meccanica.
Giovani infelici che non si sanno più divertire in modo sano. Giovani che di giorno sanno dialogare solo con telefonini e computer, e che di notte, forse per compensare il loro terribile isolamento, vanno a cercare l’evasione e l’impossibile dialogo in mezzo a sale infernali che sono delle camere di supplizio rombanti e roboanti, autentiche camere a gas dove saltano i timpani, impazziscono i polmoni, si avvelena il sangue, soffocano le cellule, e si mettono a soqquadro gli organi delicatissimi di tutto il nostro apparato psico-fisico.

Guidatori che mangiano e bevono male, dormono poco, respirano peggio, e che non tralasciano di fumare sigarette e spinelli, o di frustare i propri cavalli stanchi con caffeine e teine, o con pasticche di estasi, o con anfetamine.
Tutte cose in contraddizione netta e drammatica con le sane abitudini praticate e predicate dall’igienismo naturale e dal vegetarianismo.
Siamo dunque troppo vicini al fondo e alla catastrofe per non dover pensare in modo ottimistico a una ripresa. Più in basso di così non si può andare.
Persa la strada, persa la giusta direzione, non resta che tornare indietro. La gente deve imparare a divertirsi intensamente e costruttivamente di giorno, dalla mattina alla sera, e deve imparare a dormire e ricaricare le proprie batterie di notte, come fanno il gallo e le galline, i montoni e le pecorelle, ma anche i leoni e gli elefanti.
La gente deve imparare a divertirsi senza evadere e senza drogarsi.
Non siamo affatto per una società bacchettona e proibizionistica. La gente deve poter vivere, lavorare, studiare e anche divertirsi, emozionarsi e rilassarsi. Panem et circensem, reclamavano giustamente i romani. Ma c’è modo e modo.
Essere igienisti e vegetariani non significa rinunciare alle cose belle della vita, anzi noi mettiamo il divertimento ai vertici. Tanto è che ci divertiamo da matti a familiarizzare con le bestiole del mondo, ad accarezzarle e a difenderle da chi vuole tormentarle. Ci divertiamo da matti a mangiare cose naturali, profumate, colorate, succose, pacifiche, saporite e deliziose, come frutta e ortaggi.
Ci divertiamo da matti a stare bene, rilassati, sazi e contenti. Non soffriamo in genere di prevenzioni sessuofobiche o di bigottismi di carattere religioso.
Sottoscriviamo in pieno il famoso messaggio lanciato recentemente dal Dalai Lama, durante l’ultima grande festa organizzata dal rimpianto Luciano Pavarotti:
Italiani, divertitevi!
Siamo per l’apertura mentale e per rapporti sani e costruttivi tra le persone nell’ambito di una visuale non licenziosa e oscena ma edonistica e pragmatica. L’importante è non fare del male o danneggiare gli altri e nemmeno se stessi. Se un rapporto, anche sessuale, avviene con libera scelta e reciproca soddisfazione e piacere, e possibilmente senza conseguenze negative per nessuno, ben venga.
Non abbiamo proprio nulla da spartire col psico-terrorismo del carrozzone Aids, che, in combutta con le fobie sessuali ataviche ed ipocrite delle solite religioni oscurantiste, e in stretta cointeressenza con i produttori di preservativi, ha tolto e rubato proditoriamente e senza alcun giustificazione la voglia di relazionare fisicamente tra le genti desiderose di farlo, che ha creato assurdi sospetti ed equivoci tra le persone, tra i popoli locali e quelli stranieri, tra le genti bianche e quelle colorate, tra uomini e donne, sia fuori casa che persino all’interno delle famiglie.
Ognuno si diverta come meglio sa, meglio può e meglio crede. C’è posto ugualmente per l’impuro che indulge nel sesso ed anche per chi sceglie la continenza e la verginità. La vita è bella perché è varia.
Quello che guasta ogni cosa è l’imbroglio, la cattiveria e la violenza. Il vero peccato è fare del male o farsi del male. Per il resto tutto va bene. Fate l’amore e non la guerra, rimane messaggio di estrema attualità. Ma in questo slogan pacifista noi inseriamo pure un  Siate bravi e teneri e protettivi coi bambini e con gli animali, che il più delle volte sono piccoli esseri indifesi come i nostri bimbi, indipendentemente dalla loro mole fisica.
In mezzo a una massa di gente autolesionista che, per istruzioni e influenze maligne e per carenza di forza morale e di personalità, o per una perseverante e colpevole ignoranza, ha tradito le proprie caratteristiche e il proprio ruolo, c’è per fortuna una minoranza tuttora bistrattata, discriminata e ghettizzata, di gente sana nel corpo, nella mente e nello spirito. Una minoranza che ha molte cose da

                                                                     

dire e da proporre per saltar fuori da questo autogenocidio, da questo bagno di follia generale che accomuna le genti del mondo.
Non è lontano il giorno in cui non ci sarà bisogno di chiamare vegetariani coloro i quali non si cibano della carne di altri esseri. Verrà il giorno in cui il vegetariano sarà chiamato semplicemente uomo
normale e vero senza aggettivi e senza etichette, mentre ad essere etichettati negativamente e indicati come gente strana e abnorme saranno proprio i cannibali e i mangiatori di cadaverina, oggi considerati normali solo per motivazioni numeriche e statistiche.
Perché mangiare vegetariano in effetti non è una stranezza, una stonatura, una cosa fuori dalle righe o dal seminato, ma è una cosa terribilmente centrata e coerente.
Un uomo che mangia frutta e vegetali è il prototipo classico umano che si nutre da uomo, mettendo dentro di sé solo i carburanti adatti che gli competono per sviluppare al meglio le sue energie psico-fisiche e spirituali.
Chiaro che quando l’umanità intera sgarra di brutto, e lo fa a livello di massa, di maggioranza, come sta succedendo in particolare in questi ultimi decenni, si crea e si afferma una serie di regole e di norme sbagliate, un adeguamento e una assuefazione individuale e sociale all’errore e alla perversione, per cui è il comportamento corretto ad apparire paradossalmente come stridente e imbarazzante.
Ed è proprio per questa assuefazione dei nostri sensi e della nostra coscienza al disgusto, al ribrezzo e al raccapriccio, che non inorridiamo e non ci strappiamo i capelli all’idea che siamo tutti circondati da campi di sterminio e da case dell’orrore. Ed è per questa abitudine al male, che tentiamo di far finta di niente e di darci un contegno e delle arie da gente perbene, mentre dentro di noi ci deve assolutamente rodere e ribollire la coscienza.

L’OFFENSIVA NUTRIZIONISTICA ANTIVEGETARIANA. L’INCORONAZIONE DI CARNE E LATTE AL TRONO DEGLI ALIMENTI. PROFILO STORICO.

E’ giusto chiedersi come e perché si è toccato il fondo, sia a livello etico che a livello salutistico.
Approfittando della pre-esistente debolezza e ignoranza degli uomini, già troppo dediti al carnivorismo occasionale fin dai secoli scorsi, la carnofilia professionale si è fatta forte e si è ingigantita, al punto di diventare industriale e maggioritaria.
Ciò è avvenuto in modo drastico e drammatico nel Dopoguerra, in concomitanza con la penetrazione intensiva della cultura americana nel contesto europeo.
Gli Stati Uniti avevano vinto la guerra, avevano liberato l’intero continente dal Nazifascismo, ed era inevitabile che portassero nei territori liberati il loro verbo, le loro gomme da masticare, le loro bevande gassate, e soprattutto le loro carni in scatola.
Si trattò di un processo di globalizzazione in piena regola, anche se a quel tempo non si usava ancora questo termine.
In America esistevano da tempo maxi-strutture, maxi-stalle, maxi-recinti, maxi-mattatoi, rispondenti alle dimensioni enormi del mercato interno americano. Non esisteva alcun freno psicologico o storico allo sfruttamento di animali grossi e possenti come bisonti e bovini. Questi animali non erano mai stati considerati sacri dai nuovi immigrati e coloni che andavano alla conquista del West, come era successo invece da sempre nelle regioni indiane ed asiatiche, e persino nell’area mediterranea. Gli unici che rispettavano religiosamente gli animali nel Nord-America erano proprio i pellerossa indiani che vivevano in quello sterminato territorio e venivano combattuti e cacciati dai pionieri al pari delle mandrie di bisonti.

 

Era dunque un giochino per gli americani allargarsi ulteriormente, intensificare recinti, stalle e macelli, e candidarsi a diventare fornitori dei territori europei liberati, rasi al suolo e bisognosi di ogni cosa, e di ogni cibo in particolare.
L’Europa non era di certo più una grande isola felice, non era un Eden né un’oasi vegetariana. Ma non era nemmeno un continente pullulante di maxi-stalle e maxi-macelli.
I carnivori  abbienti di allora si accontentavano di mangiare al massimo della carne la domenica e del pesce il venerdì, mentre il popolo più modesto tendeva ad arrangiarsi da sé, tenendo qualche gallina ovaiola, qualche coniglio e qualche anatra, o talvolta il tacchino e il maialino da far fuori in occasione delle feste natalizie.
Ma, non appena i paesi neo-americanizzati come l’Italia si rimisero in piedi economicamente, non appena si ricominciò a creare e a far circolare ricchezza, scattò l’offensiva più massiccia del carnivorismo.
Si era negli anni 60-70. Si trattava di ampliare intensivamente il mercato, di uniformarlo, di globalizzarlo, di stravolgere le abitudini e le tendenze della popolazione, di invaderlo culturalmente.
Ed è da quelli anni che l’Europa venne colonizzata davvero e cominciò a prendere ordini diretti da Atlanta, sempre più capitale mondiale della carne e del latte, dei fast food, della Coca-Cola e della Pepsi, del farmaco (Pfizer), del preservativo, delle organizzazioni scientifiche di supporto tipo FDA e WHO.
Le vecchie stalle contadine e familiari di un tempo, intese come ricoveri e spazi protettivi notturni per le mucche, che poi di giorno pascolavano in libertà o trainavano il carro agricolo, vennero sostituite da stalle razionali e intensive, disegnate per minimizzare i costi e spingere al massimo rese in latte e in carne, secondo la legge del profitto, spingendo agli estremi le limitazioni, le sofferenze e i patimenti degli animali ivi imprigionati e incatenati.
Da piatto occasionale, casuale ed eventuale, la carne diventa pietanza regina, piatto centrale e irrinunciabile, secondo di nome ma primo di fatto.
Sono gli anni in cui si comincia a parlare diffusamente di proteine nobili e di aminoacidi essenziali, terminologie abusive e antiscientifiche tese solo a dequalificare gli alimenti che prevalevano nella nutrizione tradizionale mediterranea.
La carne regina va a fare coppia col re latte e col re formaggio, altri elementi sempre più basilari e indispensabili, osannati e addirittura imposti nelle bacheche pediatriche e nelle indicazioni dei medici del mondo intero.
L’invasione della coppia regale carne-latte è accompagnata da una vivacissima offensiva culturale e di
supporto, a base di martellamenti pubblicitari, di sopravalutazioni delle proteine animali e della vitamina B12, di sottovalutazione delle proteine vegetali e della B9, a base di invenzioni e trucchi di ogni specie (Ferro-eme, Omega-3, e altre cose simili).

L’OFFENSIVA ETICA DELL’ANTROPOCENTRISMO RELIGIOSO

Oltre all’offensiva di tipo salutistico, c’è pure quella di carattere etico, ancor più subdola e ignobile. Un’etica volta ad assolvere e a normalizzare una situazione intollerabile ed esplosiva, tesa a giustificare 
e a promuovere l’assuefazione al male, a dare l’imprimatur ecclesiastico alla diffusione dei macelli e all’incremento del carnivorismo a livello di massa.
Il concetto è quello di un uomo al centro del mondo che ha il diritto divino di appropriarsi a suo piacimento della vita di altri esseri viventi. Un’idea questa non certo nuova che serpeggia e intride l’ideologia ufficiale ecclesiastica sino dai primordi.
Questo è l’antropocentrismo di marca cattolica, supportato da diversi atti ufficiali della chiesa.
Non il consiglio o l’opinione, ma addirittura l’obbligo ripetuto e ribadito per il clero di mangiare carne, pena la scomunica e la destituzione dal proprio ministero per un prelato che si fosse astenuto.
L’eventuale astensione dalla carne per mortificazione personale era, nota bene, accettata, mentre l’astensione filosofica per rispetto degli animali era attitudine severamente vietata, e ciò venne solennemente confermato ai Concili di Ankara (314), Gangrense (324), Braga (577) e Aquisgrana (816). Tempi lontani da noi. Tempi medioevali, si dirà.
Mentre oggi la gente si è evoluta, il mondo è cambiato. Pure il clero è più sensibile e meno rozzo, verrebbe lecito da pensare.
Ma, se andiamo a spulciare tra le dichiarazioni ufficiali dei tempi nostri, quelle che contano e fanno tendenza, troviamo affermazioni tanto autorevoli quanto sbalorditive.
Come quella del cardinale Giacomo Biffi che, durante il convegno di Bologna (14/3/2000), ispirandosi  alle parole del filosofo russo Solovev  (L’Anticristo sarà un convinto spiritualista, un ammirevole filantropo, un pacifista impegnato e solerte, un vegetariano osservante, un animalista determinato e attivo), ha ricordato e ribadito alla Curia romana di fare molta attenzione perché il grande nemico della chiesa, l’Anticristo, il Diavolo con la coda e le corna, non va cercato tra gli empi e i maledetti, bensì tra i vegetariani pacifisti.
Oppure quella del vescovo di Orvieto Lucio Grandoni che, nel maggio 2003, in una telefonata con un animalista che protestava civilmente contro il sacrificio delle colombe a Pentecoste, ha detto, ispirato più dal peggiore Hitler che dal suo Dio misericordioso:  Io gli animalisti li metterei tutti al muro a al forno.
Oppure quanto pronunciato da Mons. Caffara, in uno sfogo antropocentrico di raro fanatismo antianimalista, in una omelia nella Clinica Universitaria di Bologna (maggio 2003), dove elenca 10 punti per dimostrare in modo a suo dire scientifico che l’animale non ha in sé nulla di sacro e divino,
che l’animale è sostanza inerte e priva di intelligenza-dignità-anima, e che ogni comportamento umano a difesa degli animali è degradante per la personalità divina dell’uomo stesso.
Oppure quanto dichiarato da Mons Angelo Scola, patriarca di Venezia, in un simposio del dic. 2003 presso la Basilica di S. Giovanni in Laterano:  Antropocentrismo e Cristianesimo stanno insieme e cadono insieme, essendo legati l’un l’altro in modo indissolubile.
Come dire che poco importa se le foreste scompaiono, se le specie si estinguono, se le creature vengono sottoposte a torture e a vivisezioni, se milioni di animali  senz’anima e senza dignità  vengono giornalmente incanalati nei campi di sterminio legalizzati chiamati mattatoi, se le falde acquifere e i corsi d’acqua assorbono 30 milioni di litri al giorno di sangue, se un giorno o l’altro ci troveremo con acquedotti che diventano sanguedotti, e con rubinetti di casa che ci forniscono acqua colorata di rosso.
L’importante è che l’uomo non perda la sua centralità nel creato.
Quando Giovanni Paolo II nel 1993 affermava che   Chi deturpa l’ambiente dovrà fare i conti col tribunale di Dio, intuiva che tra i primi ad essere giudicati e condannati saranno proprio quelli del suo
clero. Del resto, nel 1981 aveva già detto in controtendenza: Esprimo il mio incoraggiamento all’opera per la protezione degli animali, nostri fratelli più piccoli. Già questo termine  nostri fratelli più piccoli,
riferito agli animali, aveva sapore inconsueto e rivoluzionario nell’ambito della Chiesa, ed elevava il papa polacco assai al di sopra dei suoi vescovi e cardinali.
Pure Benedetto XVI è uscito con un importante e significativo:  Dio non ama chi uccide. Avesse voluto intendere soltanto  chi uccide altri uomini, lo avrebbe specificato.
Dopo centinaia di papi cattolici  di casa nostra, abbiamo dovuto aspettare un papa polacco e poi un papa germanico, prima di poter ascoltare qualche flebile ma autorevole voce in favore della nostra causa. Affinché la chiesa cattolica cambi decisamente rotta, dovremo auspicare che in futuro (molto avanti, visto che auguriamo a papa Ratzinger una lunga vita) arrivi un papa indiano od orientale, che apporti un po’ di gentilezza buddhistica.
Perché, tutto sommato, esiste in ambito ecclesiastico una diffusa unanimità a ignorare del tutto il problema dell’etica vegetariana-animalistica, e una tendenza eventuale a parlare contro gli animali e a favore di chi li maltratta.
Si è mai sentito un papa che nell’omelia domenicale di Piazza San Pietro abbia invitato con chiarezza e con veemenza i fedeli a rispettare gli animali e a non cibarsi delle loro carni, in linea con quanto espresso più volte e con la massima chiarezza dallo stesso Gesù Cristo? O un prete che durante una qualsiasi messa domenicale abbia ricordato che l’amore cristiano deve essere esteso a tutte le creature viventi?
Se pensiamo che nelle parrocchie di campagna esiste un connubio per tendenza e tradizione, o comunque per cameratismo e unità d’intenti, tra parroci e allevatori di bestiame, tra parroci e coltivatori diretti implicati nel commercio di animali, tra parroci e macellai, ci rendiamo conto di quanto inopportuna, imbarazzante e improbabile sia la difesa degli animali da parte dei preti.
I servi e i ministri di Dio si sono evidentemente dimenticati del tutto le parole e gli ammonimenti del loro stesso Signore.
Quando voi alzate le mani al cielo, io distolgo gli occhi, perché le vostre mani sono sporche di sangue,
disse Gesù rivolto ai sacerdoti del suo tempo.
Si potrebbe ripetere questa frase tale e quale ai suoi sacerdoti di oggi.
Altre frasi come:
Vi ho dato ogni erba col suo seme e ogni albero col suo frutto, questo sarà il vostro cibo.
E come:
Chi uccide un suo simile, e chi uccide un animale, uccide se stesso. Chi mangia la carne degli animali mangia un corpo di morte. Se trasgredirete, vi chiederò conto di ogni animale ucciso.
Questi prelati di oggi, regolarmente gentili e melliflui, sempre tesi all’insegnamento teorico del bene e della parola divina, o hanno la memoria corta, oppure non conoscono nemmeno la lingua, le parole, il significato dei messaggi fondamentali lanciati a più riprese dal loro stesso Dio.
E ci siamo qui limitati a parlare dell’etica cristiano-cattolica. Sappiamo benissimo che le cose non cambiano in alcun modo se ci spostiamo nell’Islam. L’antropocentrismo islamico mette in risalto l’uomo che si  genuflette fedele e implorante in direzione della Mecca, che può avere 4 mogli purché ben nascoste dai veli, e che ha tutti i diritti su cammelli, dromedari, montoni e pecore, a condizione che provveda a drenare bene il loro sangue dalle carni macellate dei medesimi.

LA SVOLTA EPOCALE DELL’ETICA  VEGETARIANA

Carlo Marx, nel suo Capitale, era così sicuro della vittoria del proletariato sulla classe dei padroni che gli bastava sedersi inerte in riva al fiume, in attesa di veder transitare prima o poi, portata dalla corrente, la bara con dentro il decrepito Capitalismo.
Se fosse vivo 150 anni dopo, starebbe ancora lì sulla sponda a tirare gli occhi e a scuotere la testa.
E avrebbe intanto osservato transitare diverse bare, ma quelle sbagliate dei regimi social-comunisti messi assieme dai suoi squinternati e sanguinari allievi Lenin, Stalin, Mao-Tse Tung e Pol-Pot.
Questo per dire che le svolte epocali non arrivano in modo gratuito e automatico a seconda delle previsioni e dei desideri.
Arrivano se hanno le qualità e i valori per arrivare, e se chi ci crede si dà da fare nei giusti modi per demolire le strutture obsolete che tengono assieme le vecchie impalcature.

Chiaramente il Capitalismo, come oggetto da colpire, era un obiettivo sbagliato, come lo sarebbe la stessa ricchezza.
Che si dovesse cambiare sistema, smetterla con lo sfruttamento spietato e sregolato della manodopera e della classe proletaria, era assodato. Ma il meccanismo della accumulazione primitiva di capitale, che porta allo sviluppo e a una ricaduta proporzionale di ricchezza sull’intera popolazione, era ed è qualcosa di naturale e intoccabile, tanto che anche i paesi del socialismo reale erano soggetti alle leggi economiche del capitalismo, descritto in quel caso come capitalismo di stato.
Nel nostro caso, ci troviamo di fronte non a un meccanismo logico e naturale che vorremmo rimuovere e sostituire con un nostro meccanismo migliore, frutto della nostra ideologia vegetariana.
Ci troviamo piuttosto davanti a un vero e proprio impero del male, che si è instaurato in modo abusivo e innaturale, facendo precipitare il mondo degli umani in una fossa maledetta e maleodorante priva di sbocchi.
Ci troviamo di fronte a una massiccia coalizione di interessi sbagliati, a una congiura che vede coinvolte industrie della tortura e della morte (tipo agricoltura e allevamento finalizzati al mattatoio e alle macellerie), un vasto indotto industriale (mangimi, macchinari, attrezzature, industrie chimico-farmaceutiche, industrie conciarie e latteo-casearie), un variegato apparato commerciale (macellerie, supermercati, pescherie, ristoranti), un formidabile apparato propagandistico (media, giornali, televisioni), un apparato istituzionale (stati, governi, regioni, comuni, apparati sanitari, ospedali, banche), un apparato ecclesiastico (capace di benedire col nome di Dio tutte le malefatte di questo impero).
Noi vegetariani non abbiamo nulla da spartire con Marx e i suoi metodi, ma dobbiamo stare attenti a non fare lo stesso errore di attendere in riva al fiume il cadavere del carnivorismo transitare portato dalla corrente.
Dobbiamo invece lavorare ai fianchi di questo colosso privo di anima, di morale, di prospettive, che è la carnofilia. Niente processi sommari e niente impiccagioni, niente odio e niente turbolenze che contraddirebbero la nostra natura paziente e pacifica. Dobbiamo fare uso della dialettica pacifica e scoraggiare qualsiasi elemento di violenza nel nostro movimento che è puramente culturale, e privo di bracci armati o di brigate nascoste.
L’obiettivo è quello di abbattere scientificamente e culturalmente ad uno ad uno i pilastri di falsità, di idiozie, di corruzioni e di clientelismi, sui quali si sorregge questo mostruoso apparato che continua ad abbruttire e vilipendere il nostro pianeta, la nostra coscienza e la nostra stessa reputazione di umani-disumani.
Non dobbiamo dargli tregua.
Ogni sua menzogna, ogni sua furbizia, ogni sua mossa propagandistica, deve essere puntualmente individuata e colpita, come fanno gli anticorpi con i veleni che penetrano nel nostro organismo, se vogliamo rendere la nostra Terra un posto pulito e piacevole, armonizzato e pacifico.
Non si tratta di una lotta di alcuni contro altri, ma della lotta dell’umanità intera contro il male.
Nell’interesse di tutti, anche di quelli che ora stanno dalla parte avversa.
Perché una Terra migliore, una Terra vivibile, una Terra in grado di dare cibi giusti, sole abbondante e acqua non inquinata a tutti i suoi abitanti umani e animali, una Terra dove gli uomini  tornino ad essere
sani e saggi, dove non ci siano più cancri e cardiopatie a bizzeffe, una Terra di questo tipo è nell’interesse di tutti, soprattutto dei bambini e dei ragazzi cittadini del domani, poco importa se figli dei vegetariani o dei macellai di oggi.
Il carnivorismo  ha appestato la Terra e ci ha coinvolti tutti in questa sciagurata situazione. Ha avuto la spudoratezza di innestare irresponsabilmente una quinta marcia negli ultimi tre decenni, e, non contento, sta ora ingranando una sesta marcia con l’intenzione dichiarata e ufficiale di raddoppiare o
triplicare le produzioni di latte e di carne entro il 2020, ovvero di triplicare le uccisioni e la barbarie, di triplicare cancro e cardiopatie, di triplicare il degrado materiale e spirituale dell’uomo e dell’intero pianeta.
Non possiamo restare inerti e lasciar passare questa ulteriore ondata di inciviltà.
Serve più grinta e determinazione, più convinzione. Non auspichiamo violenza, dato che di quella ce n’è già troppa. Ma dedizione, responsabilità, approfondimento scientifico e morale, questo sì.
L’offensiva nutrizionistica ed ideologica della controparte è priva di argomenti scientifici, priva di contenuti etici, priva di aspetti estetici, priva di tutto, fuorché di venalità e di convenienze commerciali particolaristiche. Non possiamo lasciarci travolgere da questi pirati della carne.
Organizziamoci meglio, facciamo una forte coalizione e spazziamo via la vergogna dei mattatoi dalla faccia della Terra.
Dobbiamo diventare un fiume in piena capace di contrastare e vincere l’ondata malefica e perfida della parte avversa.

LA SCIENZA E L’ETICA VEGETARIANA COME ARMI TRAVOLGENTI

La coalizione carnofila non ha fatto altro che nascondere, insabbiare, snobbare le verità scomode in tutti questi anni del suo predominio.
Le cose più mostruose che ci vengono in testa sono tutte le dimostrazioni scientifiche che provano la assoluta e incontrovertibile giustezza delle posizioni vegetariane, e che sono state regolarmente messe a tacere.
Il caso più vicino a noi, quello più eclatante e significativo, è l’esperimento condotto dall’Università inglese di Cambridge del 2001, che ha coinvolto un enorme campione di 40 mila soggetti (bambini-adulti-anziani dei due sessi distribuiti tra i vari gruppi in modo attento e proporzionato), testato per 20 anni di seguito, col risultato finale di provare senza alcun dubbio che, tra i gruppi sottoposti a indagine e test (gruppo carnivoro, gruppo onnivoro, gruppo latte-ovo-vegetariano, gruppo vegano, gruppo vegano-crudista), il gruppo vegano-crudista rivelava totale assenza di malattie, quello vegano gli andava abbastanza vicino, quello simil-vegetariano sgarrava e veniva punito parzialmente. I gruppi carnivoro e onnivoro presentavano alti tassi di incidenza di cancro e cardiopatie.
Questo esperimento, condotto dalla dr Khaw e da una formidabile equipe di medici britannici, ha smascherato la grave sottovalutazione della vitamina C da parte della FDA americana di Atlanta, visto che le quote minime giornaliere necessarie per fronteggiare carenze, radicali liberi, pericoli di cancro e cardiopatie, non si attestano sui 40-60 mg/giorno, ma bensì sui 300 gr/giorno, che equivalgono a una quota ben 5 volte maggiore.
Sia ben chiaro, nulla di nuovo sotto il sole.
Già nel 1930 il medico russo Kauchakoff aveva fatto un memorabile esperimento con gruppi separati, per certi versi simile a quello di Cambridge, dimostrando come i gruppi che avevano consumato carne e cibi cotti erano stati colpiti immediatamente dal fenomeno della leucocitosi, con livello di leucociti nel sangue incrementati di ben 3 volte dalle 6000 unità alle 18000 unità per mmc di sangue (con tanto
di aumento temperatura corporea e aumento battito cardiaco), mentre nei gruppi alimentati con frutta e vegetali crudi, i leucociti del sangue restavano rigorosamente sui livelli normali.
La controffensiva scientifica europea contro gli addomesticatori e i mestatori americani di Atlanta parte dunque dall’ateneo di Cambridge, e non da un gruppo vegetariano o igienista, ma da un gruppo normalissimo di medici onesti e trasparenti. Il che non ci disturba affatto e non ci ingelosisce, ma ci stimola semmai a fare meglio e a rivalutare persino il mondo della medicina, che, da vegetariani e igienisti-naturali, teniamo così spesso sotto tiro.
Il problema più grosso è quello degli insabbiamenti. Quanti sono a conoscenza di questo esperimento di Cambridge, che è stata l’indagine più massiccia e costosa nel campo della ricerca medico-nutrizionistica? Quasi nessuno.
Se i risultati avessero evidenziato  per assurdo dati a supporto di più vitamina B12 e a favore di più bistecche, stiamo pur certi che  ci ritroveremmo il nome della dr Khaw e di Cambridge da mattina a sera in ogni trasmissione e in ogni spot televisivo.
Personalmente, e ciò ha dell’incredibile, ho appreso questi dati grazie a un’intera prima pagina del China Post di Taiwan, ripresa poi da altri quotidiani dei vari paesi asiatici. Mai nulla, nemmeno una riga, sulla stampa italiana succube e ostaggio della Parmalat e delle varie fabbriche di prosciutti, formaggi e mortadelle della nostra cara penisola, mai nulla neppure su Time, su Newsweek, su Selezione, sull’Espresso o su Panorama.
Eppure, nonostante queste clamorose manomissioni mediali, c’è oggi, in tutti i paesi del mondo, gente che parla del cosiddetto  five a day (cinque volte al giorno), che sta a significare un minimo di cinque pasti al giorno di frutta, indispensabile a ciascuno di noi per non ammalarsi. Quel cinque non è poi casuale, e corrisponde alla quota quintuplicata di vitamina C richiesta, in modifica alle tabelle corrotte della FDA.
Questo vuol dire che la verità di Cambridge è comunque filtrata, nonostante le cortine fumogene innalzate dagli sterminatori di bovini e dai loro fedeli accoliti e supporter.
Dal momento poi che 5 pasti di frutta al giorno richiedono 5 periodi di stomaco vuoto ad inizio di ciascun pasto, è facile dedurre che spazio per inserire qualsiasi altro cibo che richieda ore di digestione, non ne esiste affatto.
Tutto converge dunque in modo ordinato e coerente contro il mondo del carnivorismo.
Questo a dimostrazione che l’etica vegetariana trae la sua forza non da stranezze ideologiche, non da goffe simpatie per degli esseri col pelo, non da debolezze buonistiche e da idealismi utopistici da quattro soldi, ma da forti e solide e razionali motivazioni scientifiche e pratiche, oltre che estetiche, etiche e morali.

autore dell’articolo:
Valdo Vaccaro – 
Direzione Tecnica AVA-Roma (Associazione Vegetariana Animalista)
Direzione Tecnica ABIN-Bergamo (Associazione Bergamasca Igiene Naturale)
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Dr VALDO VACCARO                                                                                                                                                  
Health Education – Fructarian and Vegetarian Nutrition                              
Natural Hygiene Strategies – Animal Rights Defense                                                                                                                       
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