LA VEGETARIANA EDUCANDA E IL GURU ARRIVISTA

Il vegetarianismo da solo non e’ garanzia ne’di intelligenza ne’di bontà

 

Sono vegetariano però ogni tanto prendo a sassate gli uccellini, ed in più odio le vecchie signore.

Sono vegetariano però mi piace il pesce e, a volte, le cosce del pollo.

Sono vegetariano perfetto. Amo la pasta e la pizza, non esagero con le uova e il formaggio.

Sono vegetariano e odio i cacciatori. Amo la pesca perché fa meno chiasso e sto a contatto con la natura.

C’e’ troppa gente al mondo che ama esordire con quel  Sono vegetariano, come se fosse una formula magica che garantisce l’immunità da ogni errore e da ogni pecca.

Conosco delle ottime persone che consumano della carne, magari malvolentieri e senza reale convinzione carnofila, ma che hanno tuttavia un buon carattere, un’ottima sensibilità e spiccata intelligenza.

Ne incontro altre che dicono quella frase,  Sono vegetariano, come per dire  Appartengo alla elite dei giusti e dei bravi, e poi, andando a fondo, si scopre che covano pensieri maliziosi e ignobili, caratteri meschini, personalità mediocri. A conferma che non e’ un determinato tipo di cibo a renderti buono e intelligente, ma piuttosto il modo di pensare e di metterti in buon rapporto con te stesso, con la natura e con gli altri, uomini e animali.

Non sono la carota e l’uva in sé che ti rendono buono e intelligente per qualche speciale contenuto chimico, ma semmai il pensare che la carota e l’uva siano cibi intelligenti, fondamentali, non crudeli, che ti aiutano a ritrovare la via.

E non e’ la carne, da sola e in sé, a spingere verso il male chi se ne ciba impropriamente.

Può pure succedere, come scritto da Paolo Antonazzo che gente santa come Padre Pio mangiasse della carne, e che, aggiungo io, che dei gassificatori come Eichman optassero per le verdure.

Sgombriamo il campo dagli equivoci.

Bontà e intelligenza sono doti caratteriali innate, o anche acquisite mediante giusti pensieri, e possono essere corroborate e supportate da una dieta vegetariana-fruttariana che garantisce ottimi livelli di serotonina, assenza di sbalzi di umore, carattere sereno e rilassato.

 

Risposta a una lettera piuttosto cattivella, forse pure spropositata

 

Fatta tale premessa, intendo commentare in dettaglio la letteraccia di una vegetariana che si propone come modello alternativo e vincente di un vegetarianismo educato, integrato, paziente,

 

 

compiacente, gentile, inoffensivo, e che trova molto da ridire sullo stile veemente, aggressivo, sboccato, presuntuoso e arrivista di un certo V. Vaccaro.

 

1)  Sono vegetariana da diversi anni e, quello che leggo, e’ nella migliore ipotesi, lo sfogo di una persona che ha scelto di stare dalla parte dei più deboli.

Sebbene giustifichi e capisca la reazione perché provo lo stesso orrore quando vedo un tale che candidamente giustifica un piatto di trippe con il sacrificio di un povero animale, contesto il metodo inopportuno ed inefficace di esprimere il proprio dissenso, danneggiando la causa stessa.

2) L’opinione va conquistata, le persone vanno conquistate, se si desidera un vero cambiamento.

3) Sempre che il vero obiettivo sia proprio questo, e non l’affermazione di se stessi come guru e detentori della verità.

 

I testicoli andati di traverso.

 

La critica della Laura si riferisce a uno scritto dei giorni scorsi dal titolo  La civiltà della trippa e dei coglioni, che evidentemente le e’ andato di traverso.

Tengo a specificare che l’unico titolo alternativo a mia disposizione era  La civiltà della trippa e dei testicoli, che però come titolo non rendeva al meglio l’idea.

Non sono sicuro che lei abbia interpretato correttamente il titolo, il quale si riferiva alla trippa di quel giorno e ai testicoli di bue che avrebbero potuto fare seguito qualche giorno dopo.

Pertanto, non ho dato del coglione a nessuno, se e’ questo il punto.

Non ero necessariamente alla ricerca dell’effetto choc, ne’mi diverto in modo particolare col linguaggio scurrile.

Prima di inviare l’articolo ho chiesto ai miei due ragazzi (19 e 12), che sono persone educate e sensibili, ma non certo bacchettoni, in linea poi con la media dei ragazzi di oggi, se secondo loro era il caso di cercare un altro titolo. Mi hanno detto che andava benissimo quello, e io ho fiducia nella gioventù.

Come mai, mi chiedo, tanta reazione per una parola, per un termine di uso piuttosto comune, per una piccola cosa comunque di fronte alle bestemmie sostanziali che si sono viste e sentite in quella trasmissione?

 

Uno show indecente da autentico Mostro di Firenze

 

C’e’ da dire che quel macellaio fiorentino non era lì a giustificare candidamente le trippe. Se avesse fatto solo quello, non avrei scritto alcun articolo.

La reazione e’ da connettersi al fatto che tale signore (poco signore in verità) si e’ permesso, ha avuto l’ardire, di caricarsi in spalla l’intero esofago di un bovino e di portarlo negli studi televisivi. Teneva in alto con la mano sinistra le interiora della sua vittima, mentre con la destra dava dei colpetti al materiale cimiteriale penzolante, commentando il tutto con frasi elogiative su Dio e la generosa natura che mettono a nostra disposizione tali delizie.

Parlava dei tre magnifici pre-stomaci che, altro segno della saggezza divina, hanno un sapore ed un aroma diverso uno dall’altro.

 

 

Il fetore di cadavere fresco di macello deve essere stato tale da sconvolgere persino la Antonella Clerici, che risulta essere tutto fuorché vegetariana.

La presentatrice tentava strenuamente di mantenersi indifferente, ma le smorfie di disgusto del suo viso non sono sfuggite a nessuno.

Mi chiedo se la Laura ha visto davvero coi suoi occhi la puntata o se qualcuno gliela ha raccontata.

 

Una reazione composta, educata e rispettosa

 

Metodo inopportuno ed inefficace, dice. Proviamo ad immaginare come avrebbe commentato lei il medesimo fatto:

Ieri, la trasmissione TV La prova del cuoco e’ stata presa in consegna da un signore alto e brizzolato di Firenze, che portava con sé l’apparato digerente di un bovino razza pezzata nera appena macellato.

Dopo aver magnificato al pubblico italiano le grandi qualità gustative ed organolettiche di questa specifica parte del bovino, che troppa gente ancora non apprezza per sua carenza di intelligenza, ha dato pure precise istruzioni sul come tagliare a fettine quella grazia divina.

Comprendiamo le candide giustificazioni  portate dal signore fiorentino, ma non le approviamo in quanto siamo vegetariani.

Beh, la lettrice mi scuserà, ma mi tengo stretto il mio titolo e lascio a lei la sua versione conquista-macellai. Se e’ capace di proporre qualcosa di suo e di alternativo che meriti davvero e che mi convinca, la segnalerò ben volentieri ai miei editori.

 

Il guru alle prese con un caso trippa-simile in Malaysia.

Tre deliziose bocche rosse col sushi sullo stecchino.

 

Mentre sto rispondendo alla Laura, mi ritrovo con un caso abbastanza simile di

Uso-balordo-delle-immagini per promuovere al meglio la cultura carnofila.

Sono a Kuala Lumpur in Malaysia, e ho sottomano  The Star, una delle maggiori testate di lingua inglese. Il giornale del 29 Novembre 2008 porta a pag 8 una bella foto a colori con primo piano di Cindi Chen, e della seconda classificata per il titolo Soo Wincci, con accanto l’attrice Taiwanese Elvanna Raine.

Il trio di bellezze mozzafiato, media 23 anni, e’ ripreso con gli stecchini che portano alla bocca contemporaneamente il  sushi roll composto con magnifico impegno dal cuoco giapponese del Sushigrove Restaurant della capitale malese.

Trattasi di un roll (combinazione) di salmone marinato, più tempura di gamberi e fettine sottili di manzo, alternate con fettine di frutto esotico (mango).

Vedere queste tre bellezze raggianti e propositive, felici di avere tale schifezza sulle labbra, vale più di mille scuole messe assieme.

C’e’ da scommettere che tra le teen-ager malesi che guarderanno la foto, sarà difficile trovarne una sola disposta a rinunciare a questa specialità lanciata come cibo della salute e della bellezza dalle loro eroine dello schermo.

 

 

 

 

La grande avanzata del processo di normalizzazione della carne

 

Mentre la Laura sta a sottilizzare su quale e’ il metodo più efficace, l’offensiva carnofila procede sfrenata e tambureggiante in tutto il mondo, facendosi le beffe di lei e di me.

Mentre pretende di darmi delle lezioni di bon-ton e di galateo, succedono cose da chiodi.

Si scandalizzi per una parola.

Ma quel  coglione e’ una margheritina, una violetta, un ciclamino di bosco, di fronte agli urli disperati ed inascoltati degli animali sgozzati al termine della loro lunga e interminabile Via Crucis.

L’obiettivo e’ quello di normalizzare la carne ancora di più, di farla diventare come il pane quotidiano e anche di più.

A lei da’ fastidio il termine coglione. A me da’ un milione di volte più fastidio la porcata degli USA in Korea, con il singolo carico di 60 mila manzi di 3 anni, disossati, imposti al governo di Seoul col ricatto di bloccare l’import di auto Hyundai in America.

A me da’ un grosso fastidio questa normalizzazione del cadavere che invade il globo in modo massiccio e vergognoso.

Il disegno e’ quello di moltiplicare per 3 il consumo di carne entro il 2025. Ne e’ al corrente o no, la mia corrispondente?

Può anche darsi che a volte io sbagli nei metodi e che ottenga magari l’effetto opposto.

Ma questo lo dici lei. Ho diversi segnali di persone, anche non vegetariane, che mi leggono e mi apprezzano.

Non mi risulta di puntare sul sensazionalismo, ma piuttosto sull’approccio scientifico al problema.

Mi chiedo cosa mai ha ottenuto finora lei con la sua metodologia soft e conquistatrice.

 

Una eventuale lettera al giornale malese

 

Non appena ho posato gli occhi sulle tre reginette, ho pensato proprio a Laura, perché non trovavo nulla di meglio che immaginare una risposta sconcia, dove avrei detto che le tre ragazze-vampiro farebbero bene a vergognarsi e che, per quanto belle e sexy, ci penserei 100 volte prima di avventurarmi in un bacio sulla bocca privo di preservativo boccaceo, e che al massimo concederei loro un sesso orale (ho evitato il termine specifico per non ri-scandalizzare), sempre protetto, per il ribrezzo che mi fanno.

Chiamiamole pure reazioni passionali, ma a provocazione rispondo per le rime.

Il rametto di ulivo ce l’ho per tutti e per tutte, anche per i macellai, ma non a caldo.

Non scriverò la lettera perché domani parto per Singapore e Jakarta, ed anche perché qui apprezzano ancora meno che in Italia i termini pepati, per cui farei un buco dell’acqua.

 

L’opinione va conquistata

 

Non ci sarà vera civiltà, sulla Terra se non quel giorno in cui tutti i macelli, dal primo all’ultimo, saranno scomparsi, disse Voltaire.

 

 

 

Occorrerebbe dare agli animali gli stessi mezzi, gli stessi fucili e gli stessi ami, ed anche la stessa voglia di aggredire e catturare, per poter chiamare sport la caccia e la pesca, disse John F. Kennedy.

Bisognerebbe dar loro pure la possibilità di costruire stalle e macelli destinati ai bipedi, per pareggiare davvero il conto.

Chiaro che poi, anche potendo, gli animali non lo farebbero, perché la loro conformazione mentale e’ rispettosa, pacifica e innocente, non e’ bacata dalle bestialità che caratterizzano certi tipi di esseri umani.

Hanno dalla loro anche la vera scienza, quella che gli permette, in qualunque parte della Terra si trovino, di brucare le erbe giuste che si adattano meglio al proprio corpo, e niente altro.

L’opinione va conquistata, continua a dire Laura.

Cosa mandiamo una letterina con richiesta di liberare un vitellino per le feste di Natale?

La mandiamo ai mandriani Yankee, quelli stanno preparandosi a invadere le case koreane grazie a 50 navi/anno con 3 milioni/anno di manzi sgozzati e disossati per Seoul e dintorni soltanto?

 

Il guru arrivista alla ricerca della sua affermazione

 

Il punto 3 della sua lettera e’ quello che merita più attenzione, anche se racchiude allusioni malevoli che fanno sorridere.

Mi sospetta dunque di usare la causa animale per fare la mia scalata al palio dell’animalismo.

Cosa pretende da me, una smentita?

Preferisco dirle piuttosto che a marzo ci sarà finalmente in libreria il mio primo titolo

L’Alimentazione Naturale dalla A alla Z, edito dalla Anima Edizioni di Milano.

E aggiungo che, se il primo volume andrà bene ce ne saranno pure degli altri.

Contenta la mia lettrice ipercritica? Ha scoperto forse degli altarini?

Chi mi conosce sa che sono vegetariano e animalista da una vita, non certo per vendere un libro o per raccogliere chissà quali ovazioni.

Certo che avrò piacere che i miei libri vengano comprati ma soprattutto letti.

Sarei un ipocrita a dire il contrario.

Non sono vegetariano per moda e non lo sono per opportunismo.

Se c’e’ in me qualche grinta in più, essa non e’ finalizzata e pilotata ma arriva da una forza compressa sotto un grosso tappo, che sta esplodendo con un certo fragore.

Non esiste alcun piano diabolico per promuovermi a guru di questo o di quello.

Non sto cavalcando il facile puledro che mi porta alla conquista del mondo.

Tutti cerchiamo di affermarci.

Tutti cerchiamo di esprimere al meglio quello che abbiamo dentro.

Un velo di vanità non manca mai negli umani. Non e’ necessariamente un difetto o un limite, e’ piuttosto una caratteristica.

Ho combattuto in perfetto silenzio e in proprio un’intera vita, studiando, riflettendo, cercando di dare il buon esempio in famiglia e fuori.

 

Ora qualcuno  mi segue o mi apprezza, e la cosa non mi dispiace affatto.

Non mi risulta comunque che il settore etico-salutistico nel quale opero sia la migliore palestra per cercare delle affermazioni personali, soprattutto a livello economico.

Se qualcuno mi premia delle sue attenzioni, la cosa mi appaga e mi emoziona.

Significa che, quanto ho messo assieme ed elaborato negli anni, ha qualche valore e qualche utilità.

 

La necessità di essere umili e di  stare con la gente

 

Parla della necessità di essere umili. Probabilmente si e’ fatta un’idea sbagliata.

Sono un ammiratore di San Francesco e dei suoi Fioretti. Il problema lo ho ben presente. Il suo monito non mi e’ nuovo.

Un mio amico di Milano, quando gli dissi che stavo lavorando al testo I Papiri di Hygea,

mi inviò una e-mail interessante.

Valdo, mi disse, non si possono calare le proprie verità sulla gente. Bisogna piuttosto stare con la gente, fare gli stessi errori e gli stessi percorsi che fanno gli altri.

Per un paio di giorni smisi di scrivere, e stetti lì a riflettere sul da farsi.

Poi pensai che sarei stato un traditore e un arrogante a tenere dentro solo per me quello che conoscevo e che sperimentavo (non dimenticare che sono un laboratorista-naturale e che ho usato il mio corpo come laboratorio sperimentale per decine di anni).

Per quel mio amico, io avrei dovuto mettermi a mangiare bistecche in mezzo alla gente, e non dire invece agli altri di smetterla con le bistecche come ho sempre fatto e come sto facendo.

Era un discorso insostenibile il suo.

Insegnare poi non significa essere necessariamente presuntuosi e arroganti.

Insegnare significa pure creare interscambio, imparare dagli allievi.

 

Il parere su me stesso

 

E’ stupido, imbarazzante e antipatico parlare di sé. Ma e’ utile spendere due parole ugualmente.

La AVA di Roma mi ha voluto nel suo organigramma tecnico, e così pure ha fatto la ABIN di Bergamo. Alcuni miei articoli girano su Internet.

Mi sento degno e meritevole di tutto questo? Onestamente no.

Non ambisco a fare ne’ il guru, come dice la Laura, e tanto meno l’eroe. Sono una persona normalissima che non ama le tensioni e che vorrebbe sempre vedere dei visi sorridenti intorno.

Solo che, a questo punto, rifugiarmi in un’isola deserta mi sembrerebbe un atto di codardia e di irresponsabilità.

 

Valdo Vaccaro

 

 

autore: Valdo Vaccaro

Direzione Tecnica AVA-Roma (Associazione Vegetariana Animalista)

Direzione Tecnica ABIN-Bergamo (Associazione Bergamasca Igiene Naturale)

 

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