LA VITA E’ POESIA SE C’E’ L’AMORE: L’ITALIA DELL’ AMA IL PROSSIMO TUO

Carisma individuale e nazioni-guida

Tu dici Elvis, oppure Beatles, e metti magari in aggiunta un loro disco, sia pure a distanza di trenta anni dalle loro memorabili apparizioni dal vivo, e scateni entusiasmo ed emozione, da Stoccolma a Città del Capo, da San Francisco a Roma a Pechino.
Hai uno stadio da riempire in Italia? Chiami Vasco ed il gioco è fatto.
C’è un Metropolitan di New York o un’Opera di Parigi da mandare in fibrillazione? Bastava Luciano Pavarotti, che ci ha lasciati prematuramente, ma per fortuna c’è un Andrea Bocelli, e che ci riesce pure lui.
Accade non solo con la musica, il linguaggio umano più immediato e universale, ma anche nella cultura e nella politica.
Non è forse un trascinatore il Dalai Lama?
Come ci sono al mondo persone-guida e persone-simbolo, capaci con la loro personalità e il loro carisma di  esaltare le folle, di riempire i teatri e le arene, così esistono paesi, nazioni, civiltà particolari, dotate di quel qualcosa in più che le qualifica come trascinatrici, come rompighiaccio, come leader mondiali nell’avanzamento verso il progresso e l’evoluzione, e talvolta pure verso momenti di stasi e di crisi involutive, di congiunture storiche nefaste, e a volte persino di periodi catastrofici.

L’Italia e gli altri paesi nell’immaginario collettivo

L’Italia è oggettivamente un esempio concreto di paese guida. Non è un fatto di presunzione.
Basta girare il mondo per capire come il nostro paese sia guardato e considerato come nazione simbolo in svariati settori.
L’America viene intesa come paese delle multinazionali, come paese del dollaro, di Wall Street, degli Jumbo, di Cape Canaveral, di Hollywood e dell’Aids.
La Russia come il territorio sconfinato e incontrollabile che va dal Baltico a Vladivostok, che né Napoleone né Hitler riuscirono a conquistare, e che nemmeno gli stessi Zar e i successori di Stalin poterono domare e unificare.
La Francia è famosa per i suoi slanci ridicoli e sbiaditi di  Grandeur, per la sua presunzione di potenza di prima grandezza che guarda ancora alle scorribande di Napoleone, alla  Force de Frappe del generale De Gaulle, all’espansionismo e ai fasti del vasto impero coloniale, di un tempo, ravvivati oggi nel mondo da una Alliance Francaise che è molto di più di una rete globale di Ambasciate e Consolati, in quanto promuove in modo massiccio ed efficace la lingua e la cultura francese nel mondo.

L’Inghilterra appare come simbolo della uniformità universale, come paese che ha regalato o imposto la sua lingua al mondo intero, e che ha pure fornito all’uomo per primo la Magna Charta dei suoi diritti, senza trascurare di fissargli gli standard e le misure inglesi, a volte giuste ma spesso paradossali, complesse e antitetiche, come quelle di viaggiare a sinistra.
Paese pure dei giochi di squadra, con Calcio e rugby e basket in testa.
Il paese che ha pure sfornato i Beatles e i Rolling Stones.
La Spagna, che lasciato il segno trasmettendo la sua lingua al continente Sud-Americano, sta facendosi strada nel novero delle potenze economiche, ma incide ancora poco.
La Germania, pur non essendo riuscita a scrollarsi di dosso la pesante e maledetta zavorra storica dei lager nazisti, ha fatto capire al mondo di quale pasta è fatta la popolazione tedesca.
Mercedes, Volkswagen e Porsche, sono solo la punta di diamante di una industriosità  esemplare.
L’Arabia, l’Egitto, Il Settentrione dell’Africa (Libia, Algeria, Marocco, Tunisia), il Medio Oriente, esprimono il loro modo di essere con l’Islam e il petrolio
La Cina e l’India sono grossi paesi emergenti, dotati di enorme forza umana d’urto, in quanto costituiscono da soli un terzo dell’intera umanità.
Ma l’Italia è molto di più di quanto abbiamo ora elencato.

L’Italia è davvero un caso tutto speciale

Se guardiamo agli abitanti che stanno abbarbicati sullo Stivale, non siamo altro che una delle decine di paesi medi da 60 milioni di persone che caratterizzano il mondo.
L’Italia non ha mai avuto un impero coloniale vero e proprio, a parte la breve e problematica esperienza con l’area Somalo-Etiopica-Eritrea-Libica, dove c’era tanto sasso e molta sabbia, tanto da spendere e da combattere, e poco da ricavare (anche perché il petrolio se ne stava tranquillo in fondo ai suoi giacimenti ereditati poi dal colonnello Gheddafi).
Eppure essa è tuttora considerata e vista come paese ad alto tasso di guida e di attrazione.
La forza dell’Italia non sta affatto nel suo passato statale, reduce come è da un Grande Risorgimento seguito da vicende PrimaGrandeGuerra controverse, da un Ventennio Fascista conclusosi tragicamente, e da una ripresa Postbellica2 assistita, stile Quasi-colonia-americana, occupata però oltremodo, e presa in ostaggio culturalmente, da ideologie staliniste e sinistrorse.
La forza dell’Italia sta piuttosto nella grandezza delle sue inimitabili città, derivate da quelle perle indipendenti ed orgogliose, magnifiche e produttive oltre che militarmente vulnerabili, che erano le Signorie.
Si guarda a Milano e viene in testa la moda, gli Armani e i Valentino, ma anche la Madonnina e l’Alfa Romeo.
Si dice Modena-Maranello e appare il Cavallino Rosso della Ferrari, ma anche la Maserati e la Lamborghini.
Parli di Torino e spuntano i Savoia, ma anche la Fiat e lo spirito dell’Avvocato Gianni Agnelli.
Guardi a Bologna, e arriva la Ducati, la Gilera e la MV Agusta.
Ti sposti su Roma e appare il Colosseo e tutto il resto, con l’aggiunta del Vaticano.
Pensi a Firenze e ti sovvengono Dante, Petrarca, Boccaccio, i Medici, Giotto, Leonardo da Vinci e
la Galleria degli Uffizi.
Vai su Venezia e scorgi il Canal Grande, San Marco e le calli.
Ti spingi su Crotone e intravedi il cippo residuale della Scuola di Pitagora.
E nessuno al mondo come Pisa può vantare una fantastica Torre che pende e non va giù.

Vedi Napoli e poi muori, si dice alle falde del Vesuvio, mentre le sue pizze e le sue canzoni rielaborate persino da Elvis fanno il giro del mondo.
E si potrebbe continuare all’infinito, avendo lasciato fuori altre città grandi e piccole, ugualmente ricche di storia, di fascino e di valori.
E poi non dimentichiamoci dello sport, della Nazionale Campione del Mondo, cosa che va chiaramente molto al di là del calcio in sé.
Nessuna meraviglia che un paese così strutturato generi attenzione, curiosità, ammirazione.
Ma, la cosa più bella dell’Italia, prima ancora che le città d’arte, prima ancora che il design, e prima ancora che la motoristica e il calcio, è l’amore per la poesia e le cose belle.
Un feeling, un sentimento che, per quanto vituperato e messo continuamente in crisi da accadimenti e fenomeni contrastanti e incompatibili, continua a pervadere il nostro Bel Paese, ad ammantarlo di romanticismo e di magia.

La vita è poesia se c’è l’amore: L’Italia dell’ Ama il Prossimo Tuo Come Te Stesso.

  Io che non ho, che non ho mai creduto nell’amore,
  In niente che facesse batter forte-forte il cuore,
  Adesso che anch’io ho provato un poco di dolore,
  Capisco che la vita è poesia, se c’è l’amore

             Io credo che nel buio più profondo una candela brillerà,
             E credo perché voglio bene al mondo e a tutto quello che mi dà,
             Al vento che muove le foglie, al canto di un grillo e all’armonia che canta il mare.
             Io credo all’amore per te, al mio amore per te.

Queste parole appartengono non a versi di Dante o del Leopardi, e neanche a una rima del Dolce Stilnovo di 700 anni fa, ma a una canzone di grande successo degli anni 60, scritta dal milanese Detto Mariano (Don Backy), intitolata per l’appunto Poesia.
E’ solo una delle tante piccole perle che fanno brillare l’Italia di luce propria.
Perché, non dimentichiamolo, l’Italia è un paese di poeti, di gente sensibile che si emoziona, che capisce, che sente e che soffre.
Non solo l’Italia, a dire il vero, è così. L’umanità intera ha queste caratteristiche.
Solo che l’Italia ha saputo interpretare nei secoli  più degli altri e meglio degli altri il fattore umano e artistico.
Lo ha fatto con San Francesco e Petrarca, con Giotto e Raffaello, con Manzoni e il Foscolo, con una marea di artisti che hanno contraddistinto in senso etico, estetico ed umanistico la grande nazione di cui facciamo parte.
La poesia italiana tocca tutti i tasti, e non rimane confinata alla bellezza formale e spirituale delle poesie e delle canzoni, ma si espande e tocca tutti i rami dello scibile, finendo anche sul vestiario, sui più svariati oggetti, nella motoristica, nelle macchine e nell’impiantistica industriale.
Non è forse Leonardo il vertice della massima poesia, che include gli scritti, il pennello che ha dato vita alla Gioconda, l’eccelsa matita che ha disegnato biciclette, navi, aerei ed elicotteri, il cuore profondo e nobile che ha espresso parole come Verrà il giorno in cui l’uccisione di un animale sarà giudicata come crimine orrendo e intollerabile.
E l’Italia, nel suo profondo e nel suo intimo, pur tra molte contraddizioni, rimane proprio quella.

 

Non siamo codardi, ma nemmeno sopraffattori.
Non siamo macellai nemmeno se facciamo quel pessimo mestiere.

Non siamo un paese di femminucce, come qualcuno ha osato ipotizzare, portando come confronto le qualità militari e battagliere dei tedeschi e dei francesi di Napoleone Bonaparte.
L’italiano è soprattutto un individualista, molto legato alla sua realtà locale più che alla nazione.
E, sia a livello di individuo che come gruppo di appartenenza, ha dato grosse dimostrazioni di coraggio, di dedizione e di lealtà nel corso della storia.
Paese dunque sì di poeti, ma anche di ribelli, di martiri e di eroi.
Se lo ricordano bene gli Austriaci che torturarono e trucidarono Silvio Pellico, Nazario Sauro, Fabio Filzi, Cesare Battisti e i Martiri di Belfiore.
Non siamo nemmeno un paese di satrapi, di sopraffattori e di complici.
Siamo contro tutte le ingiustizie, e ci ribelliamo alla vigliaccheria e alla persecuzione dei più deboli.
Le cattiverie le abbiamo fatte pure noi, ai tempi di Roma Antica, ma persino a quei tempi Roma non era la peggiore, anzi si elevava dagli altri e veniva considerata faro della civiltà di allora.
Noi non siamo macellai nemmeno quando facciamo oggettivamente i macellai.
Il mio amico Bepi Calligaris di Branco, me lo fece capire cinque anni fa, pochi mesi prima di andarsene inaspettatamente. Era da anni che non lo incontravo, dopo aver completato con lui gli studi di economia all’Università di Trieste.
Persona semplice, spiritosa, umile, pacifica, umana ad oltranza. Quel giorno stava parlottando nella piazza centrale di Tavagnacco con l’altro mio amico Luigi Gressani, pure macellaio.
Li sorpresi alle spalle e li avvinghiai in uno scherzoso abbraccio.
Quando la smetteranno questi due bravi ragazzi dotati di spirito e di cuore di tormentare e sgozzare i miei amici a quattro zampe?
Ci scambiammo una stretta di mano e ci facemmo anche una bella risata sopra. Ma poi, tornando seri. Mi diedero la loro risposta.
Luigi disse: Dr Vaccaro, lei è sempre in vena di simpatici scherzi umoristici.
E Bepi corresse il tiro: Lo sai che non hai davvero tutti i torti?

La forte tempra dell’Italia.
Se gli Hippy hanno messo i fiori nei cannoni, noi smusseremo le lame e tapperemo le doppiette.

L’Italia ha temprato il suo carattere in continue ed epiche battaglie.
Ha dovuto sopportare continue invasioni barbariche di Goti, Ostrogoti, Unni, Turchi e Lanzichenecchi.
Ha dovuto sottostare alle Inquisizioni del Papato. Ha dovuto lottare contro le dominazioni spagnole e francesi, e contro il ferreo giogo Austro-Ungarico.
L’Italia non si lascerà conquistare e fuorviare da un manipolo di industriali casari e macellai, per quanto potenti e rispettati essi siano, per quanto entrati in tutte le sedi della Rai e della televisione di stato, nella sede di Mediaset e in quella di tutte le televisioni locali, oltre che in tutte le parrocchie e in tutte le pro-loco che organizzano le sagre paesane della Penisola, e persino nelle sedi degli Enti per la Protezione Animali, dove i protettori si sentono tali per le lacrime di coccodrillo che vertono su gatti, cani e criceti.
Ci si lamenta che non esistono più orizzonti, e non esistono più i valori, che non ci sono più obiettivi concreti in cui credere e che non c’è più nulla per cui valga la pena di combattere.
Questo è estremamente falso.

Se gli Hippy sono riusciti a mettere dei fiori non in tutti, ma in molti cannoni, noi dobbiamo riuscire a smussare e puntare le lame di tutti i coltellacci che girano, e a disattivare tutte le doppiette che tormentano lepri, fagiani, quaglie e ogni cosa residua che si muove tra i cespugli.

Diamo dunque il via al nostro progetto costruttivo per un mondo davvero migliore per tutti

Abbiamo obiettivi enormi davanti a noi:

1) Dobbiamo liberare i macellai stessi dalla loro degenerazione mentale, dobbiamo evitare che i loro bambini subiscano l’onta di essere chiamati figli del macellaio, subendo pure le conseguenze cancerogene derivanti da quanto respirano e mangiano a due passi dal macello.

2) Dobbiamo snellire e possibilmente svuotare i reparti ospedalieri di cardiologia e oncologia, insegnando ai nostri concittadini come si mangia, come di beve, come si dorme, come ci si comporta.

3) Dobbiamo liberare gli animali in catene, e chiudere per sempre i macelli. Come scrisse l’illuminato Voltaire, Bisogna chiudere i mattatoi a costo di un terremoto economico planetario. Se questo valeva tre secoli fa, figurarsi quanto attuale è al tempo presente.

4) Dobbiamo ridare tutto il latte ai legittimi proprietari che sono i vitellini. E dobbiamo restituire i medesimi alle mamme mucche.

5) Dobbiamo creare dei recinti collinari per tutti gli animali oggi in catene nei penitenziari d’Italia.

6) Dobbiamo trasformare tutte le stalle, tutti i luoghi di tortura e di persecuzione, in nuovi ambienti adattati a scuole e a luoghi di ritrovo, con dei cartelli commemorativi che diranno come   In questo luogo, in tempi di profonda incoscienza e inciviltà, si torturarono e si uccisero spietatamente e scriteriatamente migliaia e migliaia di poveri animali gentili ed innocenti.

Diamoci da fare gente.
La Rivoluzione Pacifista-Ecologista-Umanista, rigorosamente senza violenze, senza odio, senza sangue e senza drammi, ci permetterà di liberare non solo gli animali dal giogo terribile nel quale li abbiamo costretti per troppo lungo tempo, ma anche l’umanità intera dalle terribili malattie causate dalla degenerazione nutrizionale, e dall’infinito rimorso che pesa come macigno insopportabile sulle coscienze di ognuno di noi.
Cominciamo intanto con dei piccoli passi.
Svuotiamo il frigo delle nostre case di ogni alimento-crudele.
Cominciamo a buttare nelle immondizie i piatti ancora impregnati della sporcizia fisico-spirituale e del sangue che essi hanno assorbito per anni.
Cominciamo da subito a non mettere più porcherie in bocca e nel sacro sistema gastrointestinale frutto-vegetariano, Dio-disegnato e affidatoci dalla natura.

 

 
autore: Valdo Vaccaro
Direzione Tecnica AVA-Roma (Associazione Vegetariana Animalista)
Direzione Tecnica ABIN-Bergamo (Associazione Bergamasca Igiene Naturale)

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