LATTICINI CRUDI, MISURAZIONE PH E URINOTERAPIA

LETTERA  1

 

Latte di montagna e latte industriale

 

Salve dr Vaccaro, quando avrà tempo per rispondermi (anche alla email sulla osteoporosi), mi piacerebbe potesse togliermi alcune curiosità.

Nei paesi di montagna, bambini e adulti si alimentano, fin dalla nascita, con carne, formaggi e latte.

D’accordo, il latte munto dal contadino è puro, genuino, e fa bene (o almeno non fa male), perché la mucca pascola su preti verdi, viene munta a mano e non assume (si spera) antibiotici.

Il latte industriale fa male perché è trattato, perché la mucca pascola in prati inquinati o sta nelle stalle, viene munta con le macchine e si prende la mastite, per cui viene trattata con antibiotici le cui tracce si ritrovano nel latte.

 

Che senso ha dire che l’uomo non debba bere latte, se c’è pure il latte buono?

 

Ma allora, a prescindere dalla quantità di colesterolo e grassi, se il latte munto dal contadino è un alimento commestibile e buono, che senso ha dire che l’uomo non debba bere latte (vaccino), soprattutto dopo lo svezzamento?

 

Perché no la carne, come momento evolutivo e come adattamento ad essa da parte dell’uomo?

 

Quanto poi alla carne, che senso ha dire che il nostro intestino sia strutturalmente preposto per digerire alimenti di origine vegetale, e che la carne invece sia alimento adatto solo agli animali?

Gli uomini primitivi non si nutrivano di soli cereali, frutta e verdura. Anzi, andavano spesso a caccia e mangiavano molta carne.

A cosa mai è servita l’evoluzione se dopo milioni di anni il nostro intestino non si è ancora adattato a ricevere e a digerire la carne?

Cioè, se io assumo costantemente nel tempo una goccia di veleno, dopo un po’ mi abituo e divento immune a quel veleno. Perché allora l’intestino dell’essere umano, mangiatore di carne da milioni di anni, non si dovrebbe essere adattato? Un caro saluto.

Corrado

LETTERA  2

 

Tre quesiti per lei

 

Prima di tutto la ringrazio per le sue tesine che mi arrivano per posta elettronica e leggo con piacere.

Tutto ciò stimola in me la nascita di domande per cui le scrivo per porle questi tre quesiti.

 

  • 1) Accertato che i latticini facciano male acidificando l’organismo, come si spiega che gli allevatori di mucche e pecore degli alpeggi, che sicuramente si nutrono di latte e formaggio che essi producono, non soffrano sopra la media delle patologie derivanti dal consumo dei loro prodotti, e non soffrano di osteoporosi?

      Forse perché il latte consumato è latte crudo e non pastorizzato?

  • 2) Esistono degli strumenti alla portata di tutti per misurare e tenere sotto controllo il proprio pH?

      Su cosa va misurato? Sangue, saliva, urina?

  • 3) Ha mai sentito parlare della pratica di Amaroli, cioè dell’Urinopatia?

Ci sono vari libri in proposito, come ad esempio quelli scritti dal dr Schaller, ed io stesso anni fa provai a mettere in pratica questa terapia per alcuni mesi, abbandonandola perché non mi sembrò onestamente in grado di offrirmi grossi vantaggi.

Forse, seguendo il regime alimentare frutto-vegetariano crudista, potrebbe essere utile anche la pratica di bere la propria urina del mattino?

 

Grazie per la sua risposta. Un caro saluto.

Alessandro

 

RISPOSTA  GLOBALE

 

La critica igienistica al latte è basata su considerazioni scientifiche, salutistiche ed etiche

 

A Corrado (lettera 1) rispondo dicendo che la critica igienistica al latte non è legata ai diversi tipi di latte consumato, ma al latte stesso in linea generale, visto come esso è nella realtà naturale, ovvero come un alimento di emergenza messo a disposizione da madre natura per far superare ai lattanti la fase iniziale della vita, fino al momento dello svezzamento, che significa liberazione ed emancipazione dal latte stesso.

 

Ad ogni mammifero il suo specifico latte, e mai dopo lo svezzamento che, per definizione, significa esattamente distacco ed emancipazione dal latte

 

L’igienismo è una scienza e come tale osserva attentamente i fatti della natura, la logica delle cose ed anche le statistiche disponibili sulle conseguenze di eventuali trasgressioni alle leggi naturali.

La natura ha stabilito le cose per bene.

Ad ogni tipo di mammifero il suo latte specifico, disegnato su misura per lui.

Latte di topastra al topino, di cavalla al puledro, di mucca al vitellino e di donna al bambino.

Ogni latte ha contenuti estremamenti caratterizzanti e diversificati, legati al tempo di sviluppo del bambino, ed anche alle caratteristiche ossee del medesimo.

Ogni insulto ale leggi naturali comporta effetti collaterali più o meno gravi.

 

 

 

Le trasgressioni alle leggi della natura si pagano carissime.

L’uomo le paga tutte, come dimostrano del resto, inequivocabilmente, le statistiche globali.

 

Detto in sintesi, l’uomo è l’unico mammifero che va contro natura, ed è pure l’unico tra i mammiferi a pagare caramente questa trasgressione, con osteoporosi, calcoli, acidificazioni, muco, problemi renali, prostatici, ghiandolari, diabete, tumori al seno e agli organi sessuali, malattie degenerative.

Lo dimostrano precise statistiche globali paese per paese.

Più un paese consuma latticini è più è afflitto da quelle patologie.

Non ci sono santi o dubbi da chiarire a tal proposito.

Lo dimostrano mille ricerche scientifiche. E su questo non ci piove.

 

Vivere in malga è assai più salutare che vivere in città.

Mancano poi statistiche affidabili sulla salute degli allevatori di montagna.

 

Non è poi facile stabilire il grado di salute della gente di montagna, collegandolo al fattore latticino.

Altri fattori entrano in gioco, come l’aria buona, la vita più rilassante e a contatto con la natura, il movimento e la fatica fisica.

La vita di montagna è sicuramente più sana di quella delle città.

Statistiche reali e indipendenti, dotate dei grandi numeri necessari a renderle attendibili, il più delle volte mancano.

 

Ho scritto almeno una ventina di tesine importanti sul latte, che prego di consuiltare

 

Chiedo venia, ma ho scritto molto sul latte in precedenza, e rimando, chi è interessato a saperne di più,

al mio testo Alimentazione Naturale, oppure a molte mie tesine sull’argomento, come:

 

  • La patologica religione del latte, del 18/5/09
  • I bari e l’osteoporosi da latticino, del 9/5/09
  • L’impeccabilità occidentale sul latte, del 30/9/08
  • Oro nero, oro bianco, oro rosso, del 27/10/08

 

Non c’è nessun motivo logico o salutistico per consumare latte o latticini, al di fuori dello sfruttamento animale (latteria e macello vanno di pari passo, intrecciate e correlate)

 

Il discorso secondo cui il latte del contadino è buono, e quello delle industrie è cattivo, non regge molto, anche se esistono obiettive differenze di qualità, soprattutto se riferite al prodotto finale crudo o pastorizzato.

Che senso ha dire che l’uomo non debba bere latte dopo il suo svezzamento?

Se per te è accettabile esteticamente e moralmente trasformare gli esseri umani in lattanti stabili, in succhiatori di mammelle bovine a vita, quasi che fossero dei vitellini in crescita, non posso farci niente.

 

La carne in genere non è adatta né agli uomini né agli animali

 

Non è esatto poi dire che la carne sarebbe adatta agli animali.

Non è adatta né all’uomo né agli animali.

La maggior parte degli animali è infatti vegetariana.

Gazzelle, antilopi, dromedari, cammelli, zebre, giraffe, ippopotami, rinoceronti, elefanti, gorilla, scimmie, conigli, scoiattoli, caprioli, bovini, ovini, caprini, cervi, alci, cinghiali, fanno da buon esempio.

Felini e canidi, e poche altre razze carnivore, sono in grado di digerire carni, ossa e carogne

 

Felini e canidi, coccodrilli e iene, condor e sciacalli, serpenti e squali, sono costruiti in modo tale da poter digerire in qualche modo la carne, grazie all’acidità del proprio sangue, grazie alle dotazioni enzimatiche particolari, e grazie ai loro intestini corti, tozzi, lisci, atti a velocizzare il transito e l’espulsione dei residui proteici putrefattivi.

 

Le ricerche di Boyd Eaton dimostrano il contrario di quanto affermi

 

Le informazioni che hai sull’uomo primitivo non sono per niente condivisibili.

Non è affatto vero che l’uomo delle caverne mangiasse molta carne.

Le  ricerche dei paleontologi americani, e in particolare del professor Boyd Eaton (maggior studioso mondiale di alimentazione paleolitica), che ha speso anni e anni a fare delle ricerche al carbonio attivo sugli escrementi pietrificati delle antiche tribù del globo, dimostrano come le feci delle tribù dei cosiddetti cacciatori di allora, avessero contenuti di fibre equiparabili a 100 grammi al giorno, mentre quelle dell’americano medio di oggi ne contengono soltanto 10-15 grammi.

La dieta dei nostri antenati, salvo che per certe aree e per certi momenti, era tendenzialmente crudista vegana, basata addirittura su 12 pasti sazianti di frutta al giorno (dati presi dal bestseller

The Pritikin Weigh Loss Breakthrough, di Robert Pritikin, Penguin Group New York 1999).

 

Non serve dire qualcosa. La verità sta nei fatti osservabili.

 

Che senso ha poi dire che l’intestino umano sia tuttora fruittariano e non carnivoro, dopo una evoluzione di milioni di anni a ritmo di bistecche? C’è ben poco da dire, caro Corrado.

L’evoluzione non è avvenuta nel modo che indichi. In ogni caso non occorre porsi tanti problemi e non occorre fare troppe ricerche. Nessuno ha bisogno di dire niente.

 

E’ il corpo umano a dimostrare con estrema chiarezza le sue caratteristiche

 

E’ il corpo umano che parla e si rivela fruttariano in 1000 modi. Il suo sangue alcalino, la scarsità di acido cloridrico gastrico (10 volte inferiore a quello dei cani e dei gatti), la sua totale assenza di enzimi uricase per disintegrare gli acidi urici della carne (mentre cani e gatti ne hanno a bizzeffe), la lunghezza, la complicanza e la rugosità dell’intestino umano, per niente adatto a procedere velocemente con le carni e i prodotti animali, dimostrano in modo inequivocabile di quale pasta sia fatto l’essere umano.

 

Ancora sul latte di montagna

 

Veniamo ora ad Alessandro (lettera 2), e alle sue tre domande precise. Alla prima domanda sul latte di montagna, e sulla salute degli allevatori che vivono nelle malghe alpine, ho già risposto poco sopra.

Ribadisco come non esistano reali statistiche affidabili su queste problematiche.

Mettere assieme dei grandi numeri costerebbe una enormità. Chi mai avrebbe i soldi necessari per sponsorizzare tali ricerche? La Parmalat?

 

La fame è un capitale prezioso, da contrastare con calma e intelligenza

 

E’ sicuramente vero che il formaggio prodotto a crudo nelle alghe, se consumato in dosi contenute e se accompagnato da verdure crude, in un contesto alimentare fruttariano, potrebbe essere adottato dai vegani senza troppi contraccolpi immediati. Nel lungo periodo i problemi comunque arriverebbero.

L’acidificazione riguarda tutti i tipi di latte, stessa cosa per il muco e l’osteoporosi.

Le qualità sazianti ed antifame di tutti i latticini sono ben note.

L’alimentazione razionale non consiste affatto nel saziarsi di sostanze anche piacevoli ed appaganti al guisto, come nel caso dei latticini, ma piuttosto nel massimizzare l’apporto di micronutrienti.

 

I latticini sono degli autentici ruba-spazio e ruba-appetito

 

Il togliere spazio ai cibi naturali, alla vitamina C, all’acqua biologica, rimane uno dei maggiori handicap dei latticini, che la natura ha concepito come alimento particolarmente nutritivo e saziante, adatto quindi a quello specifico e breve momento della lattazione e a niente di più che quello.

E rimarrebbe pure il discorso animalistico. A un contadino di montagna che tiene con sé la mucca e la capra, le tratta come sue persone amiche, e le lascia morire di vecchiaia quando è venuto il loro momento, non avrei nulla da ridire, quando lo vedessi consumare del formaggio di sua produzione.

 

C’è troppa voglia di analisi e poca voglia di rigare dritti

 

Esistono ph-meter di tutti i prezzi sul mercato e quindi tutto si può misurare.

C’è però da dire che il sangue è soggetto ad autoregolazione continua da parte del meccanismo-tampone, dove l’ipotalamo manda il segnale d’emergenza al midollo per il rilascio immediato di osseina ogniqualvolta c’è una acidificazione in atto.

 

Analizzando il sangue, ti sfuggirebbe sempre il momento critico

 

In pratica, pur prendendo diversi campioni successivi di sangue, ti sfuggirebbe sempre il momento critico. L’intervento dei meccanismi interni è fulmineo in questo caso, data l’importanza di scongiurare  l’acidificazione all’istante, in tempi reali.

In pratica, ogni volta che vai a misurare il sangue te lo trovi per forza normalizzato. Se non fosse così, cadresti a terra con tutto il tuo strumento, e non riusciresti nemmeno a compiere la tua misurazione.

Per le urine invece, che sono un residuo ormai esterno, e non più sotto il controllo del sistema immunitario, la misurazione si può effettuare e può avere senso.

 

Meglio lasciar da parte le misurazioni e usare il proprio tempo più costruttivamente

 

Personalmente non condivido la tendenza umana alla diagnostica.

Molto meglio usare il tempo a nostra disposizione in modo più costruttivo, studiando più a fondo l’igienismo naturale, alimentandosi meglio con cibi alcalinizzanti (frutta e verdure crude), che mantengono il corpo in perfetto equilibrio.

Impariamo dagli amici animali che non fanno mammografie, non usano piaccametri, non vanno in farmacia, non prendono aspirine o Viagra, non vanno dallo psicologo, e godono sempre di ottima salute, cacciatori permettendo.

 

L’igienismo natuale è basato sui cibi freschi e profumati, e non sull’uso delle scorie

 

Quanto infine all’urinoterapia, ne ho sentito parlare. Stessa cosa per la cacca o copro-terapia.

Sono cose disgustose e prive di ogni dignità logica e scientifica, tanto anti-igieniche che antiestetiche, lontanissime dalle concezioni e dai metodi dell’igienismo naturale.

 

Valdo Vaccaro – Direzione Tecnica AVA-Roma e ABIN-Bergamo