PERSINO I POKEMON NELLA FANTASIA SPERTICATA DELLE VANE RICERCHE SUL CANCRO

Cancro e Pokemon…

L’araba fenice e i microrna che regolano il Pokemon

La ricerca sul cancro è un po’ come l’Araba Fenice, che viene continuamente sconfitta e annientata, per riapparire in continuazione sotto rinnovate spoglie.
Qui parliamo della ricerca sulle modalità di sconfiggere una malattia terribile e in forte crescita dovunque, e pertanto tale da annichilire e umiliare la ricerca stessa.
Da diversi decenni i ricercatori sono a un passo dalla soluzione, promettono mari e monti, e poi si ritirano regolarmente con la coda tra le gambe. Ma c’è sempre qualcuno, ci sono sempre nuovi gruppi che ripartono da zero cercando la soluzione in direzioni diverse, facendo finta di ignorare le cocenti sconfitte subite in precedenza.
Questo succede grazie ai continui finanziamenti che la ricerca sul cancro riceve dai vari governi in cui opera. Governi che pare non si stanchino mai di stanziare fondi che, nota bene, appartengono alla comunità.
Fin quando ci saranno finanziamenti, ci sarà ricerca. Poco o niente importa quali saranno i risultati.
Una delle squadre più famose al mondo, nel momento in cui scriviamo, è quella di Pier Paolo Pandolfi, l’oncologo italiano che, prima a New York e poi oggi alla Harvard University, sta dando importanti contributi alla comprensione dell’intricata rete di geni che governa l’insorgenza delle neoplasie.
Ne parla la rivista Panorama di giugno 08, con l’articolo  Cacciatrice di geni cattivi, firmato da Chiara Palmerini. Dopo che le ricerche degli anni scorsi si erano basate sulla differenziazione tra oncogeni (proteine cattive e iper-attive) e oncosoppressori (sostanze buone ma pigre, che tendono dunque a soccombere), ora è emerso che ci sono centinaia di geni nel nostro genoma, cioè nel nostro codice genetico, che non codificano affatto per proteine, bensì per piccolissimi pezzi di  Rna, chiamati microrna, che sono importanti regolatori della biologia molecolare a tutti i livelli.
Il sospetto è che a favorire il cancro può essere anche il malfunzionamento di questi microrna.
Un potente oncogeno scoperto dal dr Pandolfi è diventato ormai famoso col nome di Pokemon, che si richiama al mostriciattolo dei cartoni animati giapponesi.
Ed è pure stato scoperto che c’è una importante famiglia di microrna in grado di regolare il Pokemon.
I microrna potrebbero essere dunque usati come farmaci.
L’idea è di sintetizzarli e indirizzarli contro il tumore per diminuire l’espressione e la pericolosità di proteine cattive come il Pokemon.
La dr Laura Poliseno, cui si riferisce il titolo dell’articolo, è laureata alla Normale di Pisa ed è approdata ad Harvard dopo una solida esperienza all’Istituto di fisiologia clinica del Cnr.
Sostiene che stanno ora iniziando a sperimentare su dei modelli animali.
Ancora una volta gli italiani di valore in prima linea sul fronte medico internazionale della lotta alle malattie degenerative e al cancro in particolare.
Da italiani, c’è forse di che esserne fieri?
Nemmeno per sogno. Con tutto il rispetto possibile e immaginabile per le persone ora citate.

Altro lido, altra squadra vincente: Battere il cancro entro il 2015

Avevamo già parlato di Mauro Ferrari, ricercatore friulano trasferitosi in America nel 1991, e membro di una commissione nominata dal Nci (National Cancer Institute) con l’ambiziosissimo programma denominato  Beating cancer before 2015.
Nel 1999 (notizia apparsa sul Messaggero Veneto di Udine), Ferrari era stato chiamato dalla Ohio State University come professore interno di medicina, di mechanical engineering e biomedical engineering. Poi, nel 2002, era stato promosso come pro-rettore della stessa università per la commercializzazione della sua tecnologia medicale e dei suoi brevetti.
Ferrari era impegnato nella creazione di minisistemi iniettabili capaci di superare e penetrare all’interno delle barriere biologiche organiche.
Col mio gruppo, dichiarava Ferrari, ho sviluppato e brevettato minisistemi per il rilascio guidato e personalizzato di farmaci per via intramuscolare. 
Abbiamo preparato la prima capsula nanotecnologica, un microchip contenente cellule animali che agiscono in sostituzione del pancreas e che sono capaci di curare il diabete negli animali da laboratorio.
Con i nanosistemi guidati, la qualità della vita della gente colpita dal cancro migliorerà notevolmente e non ci sarà più bisogno di ricorrere alla chemioterapia e alle altre attuali devastanti cure.
Tutti i farmaci usati presentemente dalla medicina provocano danni stratosferici ai pazienti.
Ora, grazie alle nanotecnologie, parliamo di microscopici vettori, comparabili a delle molecole guidate, capaci di far arrivare il farmaco nel punto giusto e voluto, e capaci di discriminare tra cellule sane e cellule malate.
Questi sono momenti emozionanti. Mi trovo coinvolto in una missione storica.
Non credo esistano altri progetti così avanzati e importanti nella storia medica del nostro pianeta.
Alcune cose dette da Ferrari, come il fatto che le attuali cure chemioterapiche e gli attuali farmaci siano devastanti, sono note e scontate, e del tutto condivisibili.
Mauro Ferrari ottenne riconoscimenti e premi scientifici in America, a Roma e nella sua stessa Udine, e pare fosse pure in corsa per il Nobel.
Ora non abbiamo ricevuto alcuna notizia sull’andamento concreto degli epici piani del dr Ferrari.
Sappiamo solo che corre l’anno 2008 e che mancano 7 anni al 2015, mentre il cancro ha raggiunto vette mai viste prima in Usa e nel mondo.
Non siamo invidiosi delle fortune e dei piani iperbolici che spuntano dovunque da anni in ambito medico, ma già nel 2003, nel nostro testo Il Ferro, l’Enzima, l’Anima, avevamo osservato che il progetto in questione era  comunque privo di testa e di coda, come del resto tutte le ricerche sul cancro basate sulla folle, strampalata e presuntuosa idea di sconfiggere la malattia stessa.
Idea che la medicina continua a propinare a getto continuo al fine di mantenere il suo potere e i suoi fondi statali, senza dover mandare a casa disoccupati i suoi milioni di ricercatori, e senza dover smantellare i suoi innumerevoli laboratori di ricerca e di vivisezione animale.

Il problema non è il cancro, ma le azioni e le sostanze che portano al cancro

Non siamo prevenuti contro nessuno. Vorremmo davvero poter esultare e dire Eureka ogniqualvolta qualcuno scopre la chiave magica per entrare nel fatale meccanismo cancerogenico e per annientarlo.
Vorremmo davvero tifare per Ferrari e Pandolfi, ma non lo possiamo assolutamente fare.
Troppo evidente il loro grave errore di impostazione ideologica.
Un qualsiasi progetto, poco importa quanto intelligente e tecnologicamente sofisticato, che intenda sconfiggere il cancro o altre malattie degenerative con l’uso di farmaci o di altri sistemi, è fallito già ancora prima di partire.
Sarebbe come voler cambiare la direzione del moto rotatorio terrestre. O come trasformare il ferro arrugginito in argento e l’ottone in oro.
Certi medici danno a volte l’impressione di volersi auto-elevare a protagonisti assoluti ed eroici, e danno pure l’idea di tenere troppi fumetti mescolati tra i loro tomi di medicina bio-molecolare.
Sappiamo tutti le gravi cantonate prese da Luigi Pasteur coi primi batteri osservati al microscopio, accusati impropriamente di provocare sconquassi fisici a destra e a manca.
Ma almeno lui aveva l’alibi di capire ben poco delle malattie e del corpo umano, visto che non era altro che un chimico.
Gli bastò ritrovarsi in mano uno dei primi microscopi per illudersi di aver scoperto in un sol colpo tutti i segreti del mondo piccolo e invisibile.
I ricercatori odierni, si ritrovano con strumenti e schemi cognitivi assai più potenti e sofisticati, capaci di magnificare sostanze ed entità vive e morte fino a livello molecolare ed atomico.
Ma la sostanza non cambia. Non sono per questo diversi o migliori di Pasteur, e covano le stesse nefaste ambizioni, le medesime inconcludenti e diseducative illusioni.
Ferrari e Pandolfi, e con essi tutti i vari venditori di fumo in circolazione nel mondo scientifico internazionale, vadano pure a raccontare a qualche altro la loro bella favola sulla sconfitta del cancro. Anzi lo stanno già facendo per bene, visto che le sovvenzioni continuano a non mancargli. Sovvenzioni, sarà bene se lo ricordino, che sono frutto di generose elargizioni statali, di soldi tolti ai cittadini ignari e gabbati.
Gli insulti alla logica della natura, le eresie e le contraddizioni insanabili, non troveranno mai condiscendenza da queste parti.
Le proposte assurde, innaturali ed utopistiche, vanno bene per gli enti creduloni e spreconi che sganciano soldi a ripetizione per finanziare progetti e progettisti che, almeno in queste specifiche circostanze, non li meritano affatto, anche se hanno dovuto presumibilmente faticare e combattere aspramente per la loro ammirevole arrampicata sociale.
Frequentare le migliori università non è servito pare a far loro capire l’Abc di come funziona il mondo e di come funziona lo stesso corpo umano di cui loro pretendono occuparsi in modo esclusivo.
La malattia  non è un fenomeno da sconfiggere, essendo essa un meccanismo reattivo naturale espresso  e regolato dal nostro medesimo organismo, essendo essa una conseguenza di errori nutrizionali e comportamentali precedenti, che stanno cioè a monte.
La malattia si potrà studiare e capire, si potrà fare di tutto per prevenirla, ovvero per prolungare al massimo la sua consorella salute, ma non certo combattere.
L’errore macroscopico su cui continua a inciampare la medicina è quello di confondere i sintomi con la malattia stessa, e di ritenere che annullando tali sintomi significhi vincere la battaglia sul male.
Mentre la malattia è un meccanismo naturale e intoccabile, e i sintomi non sono altro che un segnale di allarme. Entrambi da rispettare, capire, interpretare.
L’unica cosa al mondo da combattere, e che la medicina non combatte, o combatte poco e male, è il meccanismo causativo della malattia.
Come mai questa gravissima negligenza? Perchè quel tipo di lavoro, quel tipo di lotta preventiva, non coinvolge lucrose attività che rispondono al nome di fabbriche di farmaci e di integratori, di  sale operatorie, di sale prelievo organi, di centri per la vivisezione e la sperimentazione sugli animali.
La malattia è semplicemente ineliminabile. Punto.
Salute e malattia vanno attualmente in coppia mano nella mano, sono un continuum, e sono paragonabili all’equilibrio e allo sbilanciamento. Sconfiggere la malattia sarebbe come voler sconfiggere pure la salute. Una cosa grottesca e senza senso.
Al punto che c’è da chiedersi se alle facoltà mediche delle Università, oltre a insegnare una massa mostruosa di informazioni su ventimila fantasiose affezioni da contrastare con duecentomila farmaci altrettanto cervellotici, ci sia qualcuno che insegna pure a pensare.
E’ venuto il tempo che i ricercatori medici la smettano di andare a caccia di farfalle.
Chi non è in grado di svolgere in modo trasparente e costruttivo il proprio lavoro, è meglio che si sfili il proprio camice e torni a lavorare nei campi, come fecero i suoi onesti, umili e genuini genitori o nonni.
Re-imparerà così che il Sole nasce, o almeno si fa vedere prima a Oriente, e che tramonta solo dall’altra parte, e che questa è regola, nel senso che non succede mai la cosa opposta.
Imparerà che, sapere che i geni del nostro genoma non codificano per proteine ma per minuscoli pezzi di Rna chiamati microrna può anche essere interessante culturalmente, ma non decisivo e fondamentale, e che si tratta solo di un piccolo dettaglio in più, che non sposta di una virgola il principio generale e la realtà dei fatti.
Il banale tumore, e il pericoloso tumore aggredito che si trasforma in cancro, si combattono a tavola e nella vita concreta di tutti i giorni, non in laboratorio diagnostico e curativo, e nemmeno in sala operatoria.
Sapere che esistono geni oncogeni e geni oncosoppressori, condizionati, più che dalle proteine, da piccolissimi frammenti di Rna chiamati microrna e capaci di regolare geni oncogeni tipo Pokemon, può essere pure buono a sapersi.
A patto che queste impostazioni culturali non vengano contrabbandate perfidamente per passi importanti verso il non-senso della sconfitta del tumore.
Non siamo bigotti e non siamo attratti dagli dei che ci propinano le varie chiese in concorrenza tra loro.
Ma siamo ancor meno propensi a seguire con devozione i nuovi dei della ricerca medica, che ci vogliono ipnotizzare con genomica e nanotecnologie rivolte a mantenere lo status-quo dell’interventismo medico, e a mantenere l’odiosa  e persecutoria oppressione di milioni di animali tenuti a disposizione delle loro deliranti e angoscianti ricerche senza fine e con poco costrutto.

 

 
autore: Valdo Vaccaro
Direzione Tecnica AVA-Roma (Associazione Vegetariana Animalista)
Direzione Tecnica ABIN-Bergamo (Associazione Bergamasca Igiene Naturale)

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