RIMEDI IMMAGINARI, MALATI IMMAGINARI, CERVELLI IMMAGINARI

Le inquietanti correlazioni tra vaccinazioni e malattie gravi a lunga gittata

Hai mai fatto caso che in televisione, per ogni farmaco pubblicizzato, a fine spot viene recitata, a folle velocità e in modo volutamente incomprensibile, la formula d’obbligo di fare attenzione perché esso può avere effetti collaterali indesiderati?

Ebbene, questo vale per i farmaci ma non per i vaccini, che sono poi tra i farmaci più innaturali, pericolosi e pieni di insidie immediate e a lungo termine.

Esiste un grosso dibattito interno tra gli stessi medici sulle inquietanti correlazioni esistenti tra i vaccini e alcune gravi malattie che sorgerebbero a scoppio ritardato in seguito alle vaccinazioni.

Alla fine, questi dibattiti vengono segretati ed insabbiati, e si danno istruzioni precise a tutti gli operatori sanitari di cantare all’unisono la storiella secondo cui i vaccini sono innocui, affinché la gente obbedisca diligentemente al programma vaccinatorio, secondo le istruzioni dei monatti

d’oltre Atlantico, d’Oltralpe e d’oltre Manica.

 

Gli effetti perversi ed inquietanti dei vaccini

 

Ma anche gli effetti immediati possono essere drammatici e a volte mortali.

Le lettere di mamme e papà disperati che avevano un pargoletto normale e sano, e che dopo una delle tante vaccinazioni si ritrovano con un bimbo irriconoscibile e pieno di gravi problemi, non sono affatto cosa rara.

Trattasi di messaggi disperati e pieni di livore contro l’apparato sanitario, bravo a fare il danno ma ancor più efficiente nello scansare ogni responsabilità, nel trovare strampalate scuse e giustificazioni, nell’accampare una  anormale ed inattesa reazione al vaccino.

Prima di procedere alla vaccinazione del loro bambino, tutte le mamme del mondo, hanno come minimo l’obbligo morale di documentarsi meglio.

Documentarsi non solo nelle comunicazioni della sanità, che ovviamente stanno furiosamente a favore del vaccino, ma anche su quelle della contro-sanità, per il bene dei loro figli.

 

Il parere del più celetre pediatra del mondo si trova comodamente nelle librerie italiane

 

Il più famoso pediatra di tutti i tempi, che risponde al nome di Robert Mendelsohn, ha scritto diversi testi sull’argomento, tradotti in tutte le lingue.

Mendelsohn è scomparso da qualche anno, ma il suo monito rimbomba tuttora nei cuori e nei cervelli della gente.

Il tuo bimbo sta bene? Non portarlo dal pediatra. Te lo ammalerebbe.

Sta male? Non portarlo dal pediatra. Te lo rovinerebbe col farmaco ed il vaccino.

Lo hai portato? Allora ascolta attentamente i suoi consigli, scrivili uno ad uno in un foglietto.

Poi alla fine fa l’esatto contrario di quanto dice. Solo così il tuo bambino risulterà protetto.

 

Credi davvero nella  preparazione e nell’abitudine al virus?

Si può fare, e non serve il vaccino.

 

Credi in assoluto nella vaccinazione, e cioè nella  preparazione graduale e nella  abitudine indotta al microbo, sia esso batterio o sia esso virus?

Ci credi allo stesso modo profondo e radicato con cui in credi a Dio e magari, contemporaneamente, al Diavolo con le corna e la coda? Ebbene fallo. Credici pure.

Ma ricordati almeno che per prepararti al microbo non serve affatto un atto vaccinatorio.

C’è un modo molto più logico, naturale, e privo delle insidie e dei danni notevoli, degli effetti collaterali, che incorpora in sé ogni vaccino. Mi chiedi quale? Te lo dico all’istante.

 

Vivi la vita e non estraniarti da essa

 

Vivi normalmente tra gli elementi, tra gli animali e tra la gente, a contatto diretto con essi.

Non separartene per nessuna ragione.

Non andare in quarantena.

Non metterti la mascherina.

Prendi dall’aria libera e filtrata dal sole tutto quello che essa ti dà, con la sola avvertenza di stare lontano dai fumi e dagli scarichi, dai miasmi della putrefazione, dagli odori micidiali della cadaverina e del topo morto, che sono non solo disgustanti ma anche micidiali e supertossici per la salute.

Prendi dall’acqua tutto quello che ti dà, con l’avvertenza di stare lontano dalle schiume, e dagli immondi scarichi di fabbriche, allevamenti e macelli.

Ama e apprezza te stesso come magnifica creatura vivente, come opera di un creatore super-saggio e super-intelligente, chiamasi esso Dio, o Natura, o Evoluzione.

Prendi dal prossimo tutto quello che di positivo ti offre, sia esso la semplice vicinanza e la parola, sia la stretta di mano e l’amicizia, sia il sorriso o qualcosa di più.

 

Lo schifo e il timore sono il vero virus trasmissibile

 

Il mondo ha un grande bisogno di baci e di carezze, ma non sognarti di usare per essi il colluttorio e i guanti di plastica.

Non esiste peggior rapporto di quello basato sull’insicurezza e sulla sfiducia.

L’eventuale rapporto intimo, deve essere intimo e condiviso davvero, senza timori e senza barriere.

Anche perché, tienilo bene nella mente, lo schifo e la paura sono il vero virus, quello più grave, più deprecabile e più trasmissibile.

Se davvero ti fa schifo il prossimo, se davvero il tuo simile ti insospettisce biochimicamente, ti consiglio di fare qualche riflessione, e magari di farti visitare da uno psicologo, perché c’è in te qualcosa che non va.

Il sesso può essere picevole e salutare, ma non è obbligatorio.

C’è anche l’astinenza e la spiritualità pura, la castità, il ritiro in convento e in monastero.

Ma la quarantena no.

Le peggiori malattie si sviluppano in pieno isolamento, per autogenesi delle stesse

 

Anche perché la quarantena non serve affatto.

Le peggiori malattie si sviluppano proprio in tali circostanze, e vengono dal di dentro, non dal di fuori, a riprova di quanto assurdi, antiscientifici ed antisociali siano i concetti della monatteria mondiale.

Rispetta Dio e la Natura, se vuoi davvero essere a tua volta rispettato da essi.

Abituati ad accettare la vita, e a viverla fino in fondo, non a estraniarti da essa e a metterti in isolamento, che significa affogare nei propri virus e nei propri batteri, nei propri personali veleni i quali, sotto una mascherina e sotto un preservativo, non potranno che acuirsi e moltiplicarsi mandandoti fuori-giri e fuori-rotta, fadendoti deperire e crepare di auto-acidificazione e di auto-avvelenamento.

 

Virus e batteri sono una nostra componente interna

 

Eppoi, come fai ad amare te stesso, se ti fai ribrezzo?

E come fai ad amare il prossimo tuo umano come te stesso, se pure lui ti fa ripugnanza?

E come fai  ad amare il prossimo tuo animale come te stesso, se ti fa schifo, e magari non esiti a mangiarne le carni, a masticarle coi tuoi denti bianchi, a tenerle nella tua bella bocca e nel tuo bel corpicino, ad ospitarle a lungo nel tuo sistema gastrointestinale come esso fosse un cimitero per carcasse altrui?

Abitudine alvirus ed al batterio, dunque, come abitudine alla vita.

Come contatto continuo con le persone e le cose.

Lavarsi le mani sì. L’acqua corrente sì. L’applicazione dei normali principi di igiene sì.

Ma non la pretesa di vivere in un un mondo sterilizzato o in una camera iperbarica ed asettica.

Anche perché virus e batteri sono una nostra componente naturale ed interna, prima ancora che esterna ed estranea.

 

Ai terroristi del vaccino non servono nemmeno il tam-tam e gli spaventa-passeri

 

Tornando ai terroristi del farmaco e del vaccino, tornando ai monatti di tutte le risme, essi non hanno nemmeno bisogno, in realtà, di ricorrere a troppi tam-tam e a troppi spaventa-passeri.

Innestata la prima marcia dell’epidemia, la prima menzogna, col semplice annuncio del papa monatto che sta ad Atlanta e non a Roma, la 2°, la 3°, la 4° e la 5° entrano tutte automaticamente e la folle corsa prende avvio.

I papi della Giorgia non sono affatto disorganizzati e privi di risorse.

Hanno agenti,  rappresentanti, public relation managers, in tutto il mondo.

Il loro clero si chiama politica.

I loro cardinali si chiamano ministri della salute, i loro vescovi si chiamano sottosegretari.

I loro preti sono i portaborse.

I loro nonzoli e i loro chierichetti sono i giornalisti del video e gli scribacchini della carta stampata, basta dargli loro uno stipendio e una penna, una prebenda e un microfono, ed il gioco è fatto.

 

Spaventarsi, ma sempre entro certi limiti

 

Entrano così bene e così forte all’interno della scorza protettiva, all’interno della mentalità e della psiche umana, che essi stessi devono spesso ricorrere al pedale correttivo del freno, e persino del freno a mano, o alle modifiche in corso d’opera dello schema iniziale, quando la situazione sfugge in qualche modo dal loro controllo, quando il panico risulta essere eccessivo e controproducente per i loro disegni, o quando si accorgono di aver commesso qualche grave errore di percorso.

Dicono alla gente di spaventarsi sì, ma sempre entro certi limiti.

La vita deve continuare ordinata e secondo i loro piani.

Nessuno deve cantare fuori dal coro.

 

Il malato immaginario nei pensieri del monatto

 

A noi, pensano i monatti, interessa solo che tu, cittadino del mondo intero, ti convinca di essere malato, di essere comunque in grave pericolo, e che ti convinca pure dell’assoluta necessità di accettare in modo acritico e fideistico tutte le nostre direttive e le relative cure che ti proponiamo e ti imponiamo.

A noi interessa che tu sia un perfetto malato immaginario.

Dopodiché ci penseranno le tue precarie condizioni interne, e ci penserà pure il panico stesso e lo stress pandemico, a farti venire i sintomi, a farti sentire malato davvero, ad interpretare ogni fisiologica e normalissima linea di febbre, ed ogni fisiologico e normalissimo colpo di tosse, come prova evidente della peste in atto.

Cibi sbagliati e pensieri sbagliati, nonché stili di vita deleteri (non solo in senso peccaminoso e baldanzoso, ma anche e forse soprattutto in senso limitativo e proibizionistico, perché anche quelli possono fare molto male) rendono poi ogni umano suscettibile.

Ecco dunque poste le nostre basi ideologiche ed operative, anche se queste ultime cose ci guardiamo bene dal comunicarle al pubblico.

 

Per un malato immaginario serve ovviamente una medicina immaginaria

 

Per un malato immaginario non c’è migliore medicina che un farmaco immaginario e un vaccino immaginario.

Solo che oggi la gente non si lascia più abbindolare col placebo.

La gente è scema sì, ma non del tutto.

La gente ha pure delle pretese strane, e quasi sindacali. Pretende pure di essere curata.

Non gli si può più dare un vaccino-placebo, un vaccino annacquato che non crea problemi e controindicazioni gravi ad alcuno, come si è fatto spesso in passato.

Oggi si richiedono prove, esperimenti, e dimostrata efficacia del vaccino. Oggi si pretende una vera sberla immunitaria.

E noi, che siamo già sadici per conto nostro, non ci facciamo di sicuro pregare troppo.

La sberla la daremo eccome.

 

La ricerca sperimentale del limite di tollerabilità del vaccino

 

E così noi lo sperimentiamo con gli elementi più disperati, con le classi meno abbienti, magari con gli zingari della Polonia (vedi 21 morti causati nelle prove del 2008).

E, grazie a questi esperimenti con dei volontari, riusciamo a trovare il limite di sopportabilità relativa del vaccino, riusciamo a dare una tale bastonata al sistema immunitario che ogni sintomo reattivo ai vostri mal-cibi e ai vostri-mal-comportamenti, si guarda bene dal saltare fuori e mettersi in mostra.

E questa diventa la nostra bella prova che la vaccinazione ha funzionato.

Sappiamo benissimo che è una balla colossale, ma, non abbiatevela a male, ce la teniamo gelosamente per noi.

 

 

 

Una bella stangata biochimica al vostro sistema immunitario

 

Sappiamo solo che con questo magico e schifoso intruglio chiamato vaccino diamo una bella stangata biochimica al sistema immunitario, ovvero alla vostra centrale bioelettrica interna, alla cassetta elettrica di controllo del vostro organismo, mandandola fuori uso.

Così il vostro corpicino abbasserà la sua sensibilità e la sua forte reattività dei tempi normali.

Vivrete cioè per un certo tempo come dei morti viventi, nelle stesse condizione di un pugile suonato,

E’ risaputo infatti che i moribondi e i morti non si ammalano mai, essendo già conciati per le feste.

Tanto meno cadono in squilibri batterici o virali, perché gli è sfuggita la reattività, la vitalità e persino l’anima.

 

I monatti non fanno altro che sfondare una porta aperta

 

I monatti, in ultima analisi, annunciano oggi una determinata peste, la inseriscono in rete e nei canali tivu, e il giorno dopo il mondo intero è in subbuglio.

Essi non fanno altro che sfondare una porta aperta.

Nel Dna della gente, sottoposta per millenni ai ricatti psicologici e religiosi dei preti-sacerdoti, alle guerre, alle miserie ed alle inesplicabili epidemie dei tempi andati, il tasto della paura e della superstizione, il tasto della peste e del contagio, è sempre pronto a scattare ad ogni minimo tocco.

E se c’è qualcosa in cui gli untori dei tempi odierni sono altamente specializzati, è proprio quella di ingenerare a bacchetta il panico e la paura, dei quali essi sono disinvolti inventori, creatori, gestori ed amministratori.

 

I monatti sono ormai dei clown a servizio della debolezza psicofisica umana

 

I monatti sono dei clown.

Prendono in giro se stessi e il mondo.

Un mondo che ormai li richiede e li pretende, li paga e li premia, li difende e li giustifica.

La gente ha creduto agli spiriti maligni per millenni, e ci crede ancora più che mai.

Gli strumenti, le formule, il libero pensiero, e persino la teologia trasparente, hanno insegnato che, pur esistendo il bene e il male, il buono e il cattivo, l’equilibrio (salute) e lo squilibrio (malattia), il diavolo è solo frutto della contorta fantasia umana.

Ma la gente non ci casca.

Ovvero, più balle tu racconti e più ti segue. Più verità e ragione predichi e più ti discredita.

Al diavolo con corna e coda, con forconi e tizzoni ardenti, la gente continua a crederci, e così pure crede ai luoghi di pena eterna come l’inferno, e a quelli di noiosissima eterna beatitudine, come il paradiso.

 

La credulità nel demonio e quella nella madonnina piangente lacrime di sangue, è la medesima

 

Se questi inventori di peste annunciassero domani mattina di aver trovato tracce del demonio in una cava delle Alpi, dell’Himalaya o delle Ande, andrebbero in tilt tutte le compagnie aeree con voli in quella direzione. Si formerebbero file di gonzi disposti a tutto pur di vedere le ossa del diavolo.

Come già esiste una frotta di persone eternamente pronta a cadere in ginocchio davanti alle tante madonnine che piangono  e che sanguinano.

Non a caso, si dice che lo spirito è forte, ma la carne è debole.

 

I nuovi Pasteur all’insegna delle comiche

 

Mentre sto scrivendo queste note, apprendo dalle televisioni locali che Andrea Cerrutti di Ragogna, studioso di biologia e medicina, emigrato da qualche anno in America, avrebbe fatto delle scoperte scientifiche eccezionali. Comunicate non a caso dal mezzo televisivo e nel periodo giusto, a rinforzo  della credibilità verso il monattismo, che ama sempre dare un colpo al cerchio ed uno alla botte.

Come dire materiale da Nobel.

Avrebbe scoperto che il virus non ha bisogno di infettare la cellula, ma si limita a trasmettere alla cellula le proprie proteine virali. In altre parole sarebbero le proteine del virus a infettare la cellula e non il virus stesso in prima persona.

Ma qui si passa da un teatro all’altro, e sempre all’insegna delle comiche.

Sempre all’insegna del virus che è morto ma non si rassegna ad esserlo, del virus che dovrebbe andarsene privo di pensiero, privo di risorse, primo di superflue ambizioni, ma che invece cambia idea, torna indietro carico di proteine e di sadica voglia di esternarle e di giocare alla guerra con l’uomo.

 

Le autostrade e i ponti intercellulari, guardati con pregiudizio, portano solo ai fumetti e ai cartoni, poco importa se il microscopio sta negli States o a Buse dai Veres

 

Ammesso che tutto quanto sia vero, che differenza esiste mai tra dire  Il virus infetta la cellula, e dire  La proteina del virus infetta la cellula?

Forse che salta fuori un altro nuovo attore dell’indecorosa farsa, che è la proteina virale?

Chi ti ha mai detto, caro Cerrutti, che trasporto e  appestamento virale (che non è appestamento ma normale processo catabolico), appartengano al virus e non invece alla cellula, cosa assai più logica?

Quella proteina che, grazie alla tua sperticata fantasia percettiva, giudichi come strumento di trasmissione e di contagio che viaggia veloce lungo le autostrade intercellulari e i ponti cellulari-virali, non è altro che detrito cellulare da fisiologica disintegrazione della cellula.

Ma, se uno si mette al microscopio con un carico di pregiudizi in testa, sapendo già dove vuole arrivare, con già disegnata l’intenzione di partire alla caccia del nuovo virus e dei suoi metodi di trasmissione, arriva facilmente alle conclusioni aberranti e paradossali, alle fantasie dei fumetti e dei cartoni, poco importa se il microscopio in questione sta in un laboratorio sofisticato degli States o in uno scalcinato stanzone di Buse dai Veres.

 

Un pizzico di umiltà in più, se vogliamo scienza e non ciarlataneria virale

 

Caro giovanotto di belle speranze di Ragogna, caro corregionale Cerrutti, nonché figlio del farmacista di quel paese, avrai pure grande successo in zona New York, ma, non offenderti, ti vorrei consigliare un pizzico di umiltà e di prudenza in più, se davvero intendi percorrere la strada della scienza e non quella della ciarlataneria virale.

Senza voler cadere nel paternalismo, ti consiglio di non atteggiarti a novello Luigi Pasteur, perché faresti solo la figura di un pessimo imitatore.

Ed anche perché ti metteresti ad imitare un ricercatore fallito, che ha cercato solo in punto di morte, e dunque troppo tardi, di correggere i suoi gravi errori di impostazione.

Il telefonare in diretta dall’America a Telefriuli, accompagnato da immagini sconvolgenti prese al super-microscopio, dove si vedono autostrade e ponti (ma non i caselli per il pedaggio), dove si ipotizzano e si immaginano scambi micidiali tra materiale virale e materiale cellulare, tra proteine, virioni e trasposoni, con l’intervistatrice televisiva che ti chiede, emozionata e in adorazione, se appartieni ai cervelli in fuga da questo paese, mi ha fatto solo sorridere.

Cervelli in fuga dalla realtà, più che dall’Italia

 

Cervelli in fuga non dall’Italia, ma dalla realtà.

C’è molta più intelligenza e scienza in Jacun dai Geis e in Carnera di Branc, che nelle ambizioni e nelle presunzioni di questi pretesi geni, e in questi scienziati immaginari che vanno in America in cerca di onori e facili glorie alle dipendenze della chiesa monatta americana, la quale nulla di particolare ha da insegnare all’Italia in fatto di reale comprendonio e di intelligenza interpretativa degli accadimenti.

Non basta di certo una lastra in più e una magnificazione in più per renderti genio e per fare di te un osservatore degno di credito.

 

Il Friuli non è nuovo alle sciocche e caduche ambizioni supermedicali

 

Qualche anno fa, ci fu un altro giovane friulano, Paolo Ferrari se non erro, pure lui emigrato in America, che la stampa locale si affrettò a classificare come fenomeno, come concorrente al Nobel, prima ancora che egli conseguisse la laurea in medicina.

Anche in quel caso espressi il mio disappunto.

Pretendeva poi di salvare la Terra dalle malattie e dal cancro grazie ai suoi sistemi avanzati di trasporto dei superfarmaci, una specie di sistema micro-missilistico capace di colpire con precisione solo le cellule malate, risparmiando quelle sane.

Chissà se è tuttora in corsa per il Nobel.

Dopo che tale riconoscimento è stato dato a un certo Luc Montagnier, chiunque può riteneresi in corsa per il massimo premio mondiale, finanche le massaggiatrici cinesi che offrono i loro servizi sotto gli ombrelloni di Lignano e di Bibione.

 

Forse anche una questione di afa e di canicola

 

Questa smania di protagonismo, di diventare dei numeri uno mondiali prima del tempo, deve essere una caratteristica e un chiodo fisso dei giovani studenti di medicina del Friuli, e non solo del Friuli..

La voglia di arrivare primi alla meta, alle scorciatoie ed alle soluzioni miracolistiche, può davvero giocare brutti scherzi.

Il caso Ferrari spuntò nell’agosto del 2004, se non mi tradisce la memoria.

Quello di Cerrutti arriva con l’agosto del 2009. Non sarà una questione di afa e di canicola?

Non sono antifriulano, né mi ingelosisco del successo altrui, se meritato.

 

I geni pompati ed immaginari che virusizzano, anziché offrire serenità alla gente, mi risultano alquanto indigesti

 

Non gufo contro i Ferrari e i Cerrutti citati, o contro quelli che scalpitano e che verranno.

Ma sapere che ci sono dei geni pompati ed immaginari, dei friulani coinvolti nella ganga che sta indecentemente virusizzando, medicalizzando e terrorizzando il pianeta Terra, anziché offrirgli un minimo di filosofia naturale e di serenità, di saggezza interpretativa dei fenomeni, che sono sempre molto più semplici, chiari e innocenti, di quanto paventato ed elucubrato, non incrementa in alcun modo il mio orgoglio di appartenenza alla comunità friulana o a quella nazionale.

 

Valdo Vaccaro – Direzione Tecnica AVA-Roma (Associazione Vegetariana Animalista)

                         – Direzione Tecnica ABIN-Bergamo (Associazione Bergamasca Igiene Naturale)