VIRUS E VIRESSE, OVVERO IL SESSO DEGLI ANGELI

L’irresistibile attrazione umana per l’estremamente piccolo

 Pare che il genere umano sia affascinato in modo irresistibile dall’infinitamente grande e dall’infinitamente piccolo.

Pare cioè che ami discutere e spremersi le meningi, fino quasi a farle fondere, sulle cose che non può vedere in concreto, non può tastare e non può fotografare.

Su quelle cose cioè di cui si può continuare a dire tutto e il contrario di tutto, o quasi.

Se termini come universo e galassia inducono la nostra materia cerebrale a subire, come per simpatia con l’argomento, una sorta di espansione e di allargamento, parole come batteri, virus, molecole, atomi, enzimi, colori, profumi, ma persino micro vitamine come la B12, ci fanno quasi venire l’emicrania, nel tentativo di concentrarci e rimpicciolirci facendo il cammino diametralmente opposto.

 

L’amore per il mistero, per l’invisibile e l’impercettibile

 

Parlare di una pallina da tennis o di una patata è argomento troppo facile.

Dopo mezzo minuto di appunti, cento persone vengono fuori con la definizione esatta, le caratteristiche, le funzioni, e tutte le informazioni che servono a esaurire l’argomento.

Troppo facile e troppo banale.

Roba da bambini delle scuole materne.

L’uomo ama la sfida e il mistero. Predilige misurarsi nel terreno dell’invisibile e dell’intastabile.

Anche perché è spesso lì che si giocano le più importanti teorie, le più importanti partite, le più grandi frodi, le più grandi prese per i fondelli.

 

Dagli spiriti maligni degli esorcisti medievali agli spiriti batterici di Louis Pasteur

 

Per secoli, la medicina fu nelle mani esclusive dei sacerdoti e degli esorcisti, visto che erano gli spiriti maligni a causare tutte le malattie, e quelli benigli a mantenere le persone in forma.

Con l’arrivo del microscopio a 50 magnificazioni o ingrandimenti si cominciarono ad intuire cose nuove.

Il chimico francese Luigi Pasteur partì con la lancia in resta e si illuse di aver capito al volo le reali cause di tutte le malattie.

Non più gli spiriti maligni, ma i batteri maligni.

 

 

 

Il pentimento finale del batteriologo francese

 

Solo che, dopo tanti confronti al vetriolo con altri studiosi che lo accusavano giustamente di barare, ed anche di aver trafugato indecorosamente le ricerche assai più accurate e scientifiche del medico connazionale Antoine Bechamp, fu costretto a ricredersi e a pentirsi.

Ma lo fece tardivamente, negli ultimi istanti della propria vita.

Riconobbe allora che le malattie sono causate dalle condizioni del terreno biologico, cioè dalle condizioni del soggetto, e non dai batteri.

Hanno ragione Bernard e Koch, il microbo è niente e il terreno è tutto, sospirò il vecchio Pasteur con aria avvilita, sul letto di morte.

 

Malattie tossiche e non batterico-virali. L’intera incastellatura del contagio che si disintegra.

 

Con gli studi successivi di Koch, e soprattutto col contributo fondamentale dei movimenti igienistici, si comprese meglio ancora come i batteri accompagnassero le malattie, senza esserne assolutamente la vera causa.

Ma la stupidità e l’ignoranza umana, associata alla voglia di speculare e realizzare grossi guadagni a danno della gente, hanno ritardato la conoscenza scientifica, impedendo di comprendere che tutte le malattie umane provengono da comportamenti sbagliati, da cibi sbagliati, da pensieri sbagliati, e da altri fattori intossicanti, quali carenza delle giuste sostanze nutritive, carenza di sole e di aria pura, carenza di libertà e di movimento, carenza di amore per sé e per gli altri, carenza di rapporto armonico col creato.

Oppure provengono da eccessi, ossia eccessi di tossine, eccessi di fatica, eccessi di stress.

In ogni caso, si parla di malattie di carattere tossico e non batterico-virale.

Tale distinzione è importantissima perché manda fuori-giri e fuori-gioco l’intera incastellatura del contagio, dell’infettologia, del lazzaretto e del lebbrosario.

 

Il contagio, ovvero la più grande truffa dell’era contemporanea

 

Tutte le malattie dunque generate da fattori tossici e non da fattori contagianti.

Il contagio è infatti la più grande truffa ideologica dell’era moderna.

Tutte le pesti, tutte le grandi malattie storiche e reali, tipo la pellagra, lo scorbuto, il beri-beri, tormentarono e terrorizzarono l’umanità per secoli, proprio per i timori di contagio e di trasmissibilità, mentre in realtà erano solo delle banali intossicazioni intestinali e delle banali intossicazioni da carenza vitaminica.

Non stiamo qui ad elencare le decine di influenze legionarie, aviarie, suine, sarsiane che sono state usate negli ultimi anni a scopi terroristici.

Non citiamo nemmeno quelle derivate da avvelenamenti farmacologici tipo l’AIDS giapponese chiamato Smon.

 

Medicina e farmacologia in cima al mondo

 

E non ci dilunghiamo qui sul più clamoroso degli imbrogli umani coincidente con l’invenzione dell’Aids e del relativo virus HIV, un fantasma che latita da oltre vent’anni tra le menti degli spaventapasseri e dei poveri passeri (che sono gli uomini che si lasciano spaventare).

Il terrore però, usato come metodo, ha permesso alla medicina e alla farmacologia di installarsi in cima alla montagna più alta, in vetta al Super-Everest del pianeta, dove ha costruito il suo fortino inespugnabile, e da dove manda tuttora le sue direttive del terrore.

 

Il terrore come miglior metodo di marketing per le chiese e per l’ordine medico-farmaceutico

 

Il terrore non è affatto aria fritta o materiale di scarto.

Il terrore è oro colato. Sono pietre preziose.

Lo ha sempre saputo la chiesa cattolica.

Terrorizzare le vecchiette con l’Inferno ha portato, e porta tuttòra, migliaia di facili eredità che vengono lasciate al prete, alla parrocchia e al Vaticano.

Terrorizzare i potenti di un tempo, portò alla famosa e scandalosa vendita delle indulgenze.

L’ordine medico-farmaceutico ha imparato a memoria la lezione dai preti e dai papi.

I suoi metodi e le sue teorie sono esattamente le medesime di quelle dei sacerdoti, dei cerusichi e degli speziali che imperversavano negli anni bui del medioevo, con l’aggiunta di qualche lente in più, di qualche strumentazione elettronica in più, e di una montagna di veleni in più.

Esso è il continuatore delle ideologie medievali, l’affossatore del Conquecento e dello spirito Rinascimentale, il nemico acerrimo di Leonardo e Raffaello, il becchino dell’Illuminismo con tutti i Rousseau e Voltaire.

 

Making money is the name of the game. I truffatori dell’AIDS non sono andati in vacanza.

 

Quando la fandonia degli spiriti ha cominciato a dissolversi, sulla spinta inesorabile delle ricerche scientifiche indipendenti e trasparenti, ecco allora la corsa verso il più piccolo, verso il mondo più invisibile.

Ecco dunque il rifugiarsi di nuovo nel comodissimo regno degli spiriti, chiamati modernamente virus.

Making money is the name of the game (Fare i soldi è il nome del gioco), dicono in America, dove le cose avvengono sempre 20 anni prima, e si capiscono 20 anni prima che negli altri posti.

Se i batteri si possono fotografare e persino pesare, coi virus ciò non è possibile.

Al massimo puoi fotografare il capside esterno dove si è cacciato del materiale virus, similmente alla spazzatura che finisce negli angoli più reconditi di una stanza.

I grandi truffatori della malattia AIDS non sono andati in vacanza. Si trovano tra noi.

 

L’impossibile ricerca di un antivirale per un virus che non esiste

 

Hanno concepito, inventato, disegnato e lanciatao tale malattia, etichettando con la sogla AIDS dei disgraziati consumatori di droghe, di birra, di sesso problematico e di ore notturne rubate al sonno.

Chiaramente non hanno mai isolato il virus HIV che non esiste, e che mai troveranno.

Figurarsi poi se potevano scoprire un fantomatico antivirale, per un virus che non c’è e una malattia che non esiste (i malati di AIDS sono intossicati da cento altri veleni, più che da uno specifico virus).

 

Il vergognoso ricorso a un farmaco micidiale che è stato sconfessato dal suo stesso inventore

 

Ecco allora che hanno trovato pronta la soluzione del velenosissimo AZT, che fa davvero morire chimicamente sani e malati più velocemente di qualsiasi comportamento insano, al punto che il suo inventore Richard Beltz si è immediatamente pentito di averlo elaborato (L’AZT, o azidotimina, non aveva prospettive per due ragioni: I miei studi hanno provato che era cancerogeno in ogni dosaggio, e che era pure troppo tossico per usi di breve periodo).

Ma la GlaxoSmithKline, che ha l’esclusiva ufficiale della AZT, non la pensa affatto così, e continua a vendere azidotimina dovunque c’è gente irresponsabile disposta a prescriverla ed usarla.

I costruttori dell’AIDS non sono mai andati in vacanza dicevamo.

 

E hanno persino realizzato delle fotografie del supposto virus HIV, prendendo di nuovo per i fondelli il mondo intero. Per loro il Carnevale non ha soste.

 

Hanno falsificato vitamine e minerali, stanno falsificando il DNA, figurati se si fanno fregare sull’HIV

 

Tanto più che i dubbi e i dibattiti continuano.

Quando non si riesce nemmeno a dare una definizione alla parola virus, possiamo immaginarci quanto spazio c’è per scherzi, deviazioni, imbrogli e farse.

Sono riusciti a falsificare minerali e vitamine, colori e sapori, e stanno pure cercando di falsificare il DNA e i nostri codici genetici, figurarsi se si fanno mettere nel sacco per le loro incongruenze nella faccenda HIV.

Hanno fatto ancora di più.

Sono riusciti a far vincere il premio Nobel al neo-pasteuriano francese Luc Montagnier, premiato per la scoperta di una malattia che non esiste e di un virus che né lui né altri hanno mai isolato.

Chiaro che entro l’anno, in concomitanza con il passaggio dei poteri miondiali al Codex Alimentarius, ci sarà la beffa numero due, ovvero il Nobel all’altro co-inventore e co-manovale della truffa AIDS, che si chiama, purtroppo per noi italiani, Robert Gallo.

 

La barzelletta della moltiplicazione virale, buona per chi confonde il segno  più col segno  per.

In realtà non hanno trovato ancora la viressa.

 

I dizionari e i testi ufficiali delle università parlano del virus come di un microrganismo velenoso e infettante, come di un agente infettivo sub-microscopico, o di molecole complesse racchiuse in un guscio o un cappotto o una capsula esterrna di lipo-proteina.

Tutte cose approssimative e false.

Prive di testa e di coda, prive di intelligenza cinematografica e di ragionamento funzionale.

Si parla persino di moltiplicazione di virus, e vengono attribuite ai virus proprietà e caratteristiche come lentezza, latenza, infettività, volontà, migrazione.

C’è gente che non sa distinguere tra addizione e sottrazione, tra sommatoria e moltiplicazione.

Virus insomma considerato come un essere vivente o quasi, che mangia e beve e fa la cacca.

Non hanno trovato ancora la viressa, cioè la compagna del virus, che risolverebbe finalmente i loro problemi, e rilancerebbe la caccia ai virus, agli acerrimi nemici dell’umanità.

 

I potenti omosessuali della CDC di Atlanta

 

Hanno già messo però le mani avanti.

Stanno infatti parlando di viron (da 1 a 150 volte più piccoli dei virus, di viroidi (diversi dai virus per l’assenza del capside), di trasposoni e di repliconi autonomi (forme chiamate intermedie).

Resta sempre l’opzione femminile, per cui arriveremo pure alle vironesse, alle trasposonesse ed alle repliconesse.

Parliamo di fica ragazzi, che è molto meglio, direbbe il mio amico Edoardo, che se ne intende assai più dei ricercatori di laboratorio.

Ma negli uffici del CDC predominano gli omosessuali, quelli che hanno fatto fallire il progetto originario chiamato GRID (Gay Related Immunology Disease) sostituendolo col progetto AIDS, meno infamante per la loro categoria ed anche molto più redditizio a livello pecuniario.

Non si sa mai che quei ricercatori indipendenti tipo Duesberg, e quei maledetti igienisti allievi di Shelton, non scoprano tutto l’imbroglio e ci lascino a corto di argomenti, a corto di truffe, a corto di terrore.

 

Difficoltà persino nella definizione dei virus.

Virus come trasportatore e facchino del DNA secondo Stefan Lanka.

 

Virus dunque strumento di terrore.

In latino  virus significa veleno.

Ma i veleni si possono analizzare con facilità, gli si può affibiare una precisa formula chimica.

Coi virus è diverso. Siamo tuttòra nel mondo dell’imponderabile.

Lo stesso dr G. Paolo Vanoli, che è una delle persone più serie ed affidabili nel panorama della ricerca italiana indipendente, ha trovato da ridire su qualche dettaglio del mio precedente articolo  Peste Suina e Porco-Economia, obiettando sulla mia definizione originale dell’A-H1N1 come  mostriciattolo morto e cadavere a tre teste, che nella sua versione apparsa su Internt ha ridotto a semplice mostriciattolo (togliendo il  compromettente resto), e giustificando tale operazione col suo allineamento alle ricerche del tedesco Stefan Lanka, virologo e biologo molecolare, che ha descritto il virus non come nemico che uccide, ma piuttosto come  trasportatore e facchino del DNA.

Non intendo assolutamente innescare delle polemiche interne con Vanoli, per il quale provo rispetto, solidarietà ed amicizia innanzitutto.

 

In disaccordo persino con Peter Duesberg sull’origine dei virus

 

Sarebbe sciocco montare polemiche ideologiche per far prevalere le nostre teorie o le nostre scelte ideologiche su quelle degli altri.

Ma resto della mia opinione, che è poi quella dei ricercatori della scienza igienistica americana, che è sicuramente più affidabile delle varie ricerche individuali condotte in Europa ed in Germania, provenendo da un grosso lavoro di gruppo e da anni di discussioni collettive nell’ambito della ANHS (American Natural Hygiene Society).

Non metto in dubbio le qualità di Stefan Lanka, e nemmeno il fatto che lui abbia isolato molti virus, mentre chi scrive non bazzica di certo nei laboratori biochimici.

Ma la testa, e la fondamentale bussola, funzionano meglio all’aria ed alla luce del sole, senza nulla togliere alla necessità della ricerca tra flaconi e bilancini, tra microscopi e provette.

Anche Pasteur isolava e individuava batteri, ma poi li interpretava ugualmente in modo errato.

Sui virus, o meglio ancora sull’origine e sul ruolo dei virus, so di essere in disaccordo persino col massimo ricercatore mondiale in fatto di biologia molecolare, ovvero col grande Peter Duesberg, noto per la sua spiccata scientificità e per la sua disarmante onestà professionale.

In disaccordo perché contesta la virologia ma, alla fine, ne fa parte egli stesso, e nemmeno lui riesce a dare spiegazioni concise e chiare sull’origine dei virus.

 

Mi permetto di criticare pure Duesberg, non come scienziato e microbiologo, ma come virologo

 

Tutta la virologia sbaglia perché parte da presupposti sbagliati, che tendono a giustificare la sua stessa esistenza come scienza.

La virologia non dovrebbe a mio avviso nemmeno esistere, come non dovrebbero esistere la spiritologia e la angelo-sessuologia nell’ambito delle scienze teologiche.

Rispetto integralmente Duesberg come microbiologo, lo contesto un po’ come virologo.

Non perché non se ne intenda. E’ anzi il numero uno al mondo.

Lo contesto perché la virologia è superflua come scienza.

La vedo solo come una sezione della microbiologia.

 

Far nascere la virologia accanto alla microbiologia è stato un po’ come aggiungere la scienza moltiplicativa alla matematica.

Si può studiare di tutto e su tutto, ma non montare ed inventare una scienza basata su tanti dettagli e tante ipotesi e su pochissima concretezza.

Tra qualche anno, quando il mondo rinsavirà e si parlerà di virus come di trappola mentale del passato, nessuno si sognerà più di definirsi virologo.

 

Virologia nata da un errore di percorso

 

La virologia è nata alla fin fine da una mistificazione e da un errore di percorso.

La virologia è nata sull’onda della forzatura ideologica che ha portato i virus sul banco degli imputati.

Se negli atenei del mondo apparisse una scritta tipo  Facoltà di Sessuologia degli Angeli, ci metteremmo tutti a ridere e a pensare a uno scherzo di qualche burlone.

Ma nessuno fa la stessa cosa quando sente il termine virologia, che vuol dire poi in caso velenologia.

 

Anche Stefan Lanka ridicolizza chi cerca di attribuire vitalità e criminalità assassina ai virus

 

Anche Lanka va vicino alla verità, riconoscendo che in vita sua non ha mai visto un virus uccidere, aggredire, comportarsi da killer.

Anche lui dice che che è follia terroristica parlare di virus pericolosi ed assassini, come fanno i giornalisti analfabeti di quotidiani, riviste, televisioni.

Anche lui riconosce che un virus non è un essere vivente, che non si può a sua volta uccidere o attenuare, essendo esso un residuo proteico non-ammazzabile e non-attenuabile.

Aggiunge poi il concetto importante della non propagabilità nell’atmosfera, per cui nessun virus al mondo può entrare nelle  flugge (la qual cosa fa apparire ancora più ridicoli e deficienti tutti quelli che indossano le mascherine, allo stesso demenziale modo di quelli che cercano di proteggersi coi profilattici dai papillomi e dall’Aids).

 

Diamo ai morti ciò che gli compete, vale a dire il riposo

 

Ma poi Lanka parla di virus trasportatore e facchino, e lì non ci siamo.

Un morto non può trasportare e fare il facchino.

Il trasportatore sarà al massimo il sangue, ma non il virus, che viene invece trasportato.

Diamo ai morti quello che gli compete, cioè l’assenza totale di pensiero, di movimento, di azione.

Nemmeno il biologo Medawar è convincente, quando dice che il virus è un cattivo messaggio, una informazione tossica avvolta da materiale proteico, aggiungendo pure che  Il sistema immunitario è occupato a fagocitare gli scarti metabolici (tossine, metaboliti, metalli pesanti, ecc. e quindi non è in grado di riconoscere questi agenti virali che trovano spazio per moltiplicarsi a dismisura senza alcun intoppo.

Tutto bello ed elegante, ma anche qui c’è l’eresia della moltiplicazione, l’insistenza ad attribuire vitalità e capacità moltiplicativa a una sostanza morta.

 

Occorre introdurre il coito tra virus e viressa, oppure andiamo tutti a seminar patate

 

Il professor Massimo Galli, ordinario di infettivologia all’università di Milano, se la cava almeno con maggiore prudenza, parlando di  proteine virali comuni a tutti i ceppi, su cui c’è ben poco da ridire.

 

 

Contesto pure il patologo clinico italiano Elio Rossi, peraltro tra i più convincenti, quando afferma in sintesi che  I virus, se potessero parlare, direbbero che la cellula è il mezzo di cui si servono per riprodursi: niente cellula, niente replicazione.

Pure in questo caso si parla di  riproduzione e replicazione, concetti incompatibili con lo stato inanimato dei virus. Sembra essere una mania, una deformazione mentale.

Torniamo sempre e fatalmente al solito errore concettuale.

O si introduce il coito tra virus e viressa, o cambiamo tutti mestiere e andiamo a seminare patate, che è una professione rispettabilissima, e fa pure bene alla salute e allo spirito.

 

La storia dei virus non è misteriosa, strana, perversa, ma comincia dalla normalissima morte delle nostre cellule

 

Vediamo allora di fare una sintesi più logica dei microrganismi in questione, mettendo assieme i dati che provengono da biologia, fisiologia, biochimica e microbiologia.

Ogni cellula contiene alcune migliaia di mitocondri, gli organuli che creano la maggior parte della nostra energia corporale.

Alla morte della cellula (e ne abbiamo ben 300 miliardi che muoiono regolarmente ogni santo giorno, ovvero 9 miliardi di cellule/ora) la cellula stessa si autodistrugge coi suoi enzimi interni (i lisozomi), che la disintegrano in infiniti pezzi di detriti cellulari, definibili come virus endogeni interni.

 

I nostri grandi amici ed alleati batteri

 

Cosa sono dunque i batteri.

Trattasi di entità vive (non piante e non animali comunque).

Hanno funzione simbiotica nell’organismo umano, al punto che senza di essi moriremmo.

Ne abbiamo miliardi come parte della preziosa flora intestinale, e pare che messi assieme riescano a pesare addirittura un paio di etti.

Ovvio che non causano nel modo più assoluto nessuna malattia.

Aiutano ad eliminare quel materiale tossico che potrebbe intasarci e rapidamente distruggerci.

Da rilevare che i batteri fermentativi predominano nei vegani e nei naturalisti, mentre i batteri putrefattivi predominano negli onnivori-carnivori.

 

L’assurdità di mettere sotto accusa i batteri

 

Accusare di malattia i batteri è assurdo al pari di accusare di incendio i vigili del fuoco che vengono ad estinguerlo.

Accusare di malattia i batteri, come fa la medicina ufficiale, è una forma di vuduismo, un ritorno al tempo dei demoni e degli spiriti maligni.

I batteri non possono comunicare, cospirare, tramare, concertare azioni, intavolare piani assassini contro chi li ospita.

Essi proliferano o muoiono in relazione ed in proporzione logica alla quantità di sporcizia alimentare a loro disposizione.

Più rifiuti abbiamo nel cassonetto e più mosche, formiche, scarafaggi e topi gireranno nei paraggi.

Pulito alla perfezione il cassonetto, niente più ospiti.

E’ un paragone efficace, ma piuttosto infamante per i batteri, che sono sicuramente molto più utili dei topi, delle mosche e delle zanzare.

 

Cerchiamo di distinguere tra il significato del termine  essere vivi e del termine  essere morti

 

Andiamo ora ai virus.

Caratterizzare le malattie come attacchi virali è ancora peggio, in termini di assurdità.

Non sono vivi in alcun caso.

Se non sono vivi, significa che sono esattamente morti, non storditi, non facenti finta, non moribondi, ma cadaveri sotto ogni punto di vista.

Il cadavere non trasporta, non attecchisce, non mangia, non si nutre, non approfitta, non agisce e non fa.

Se non ci capiamo su questo significa che parliamo lingue diverse e che sommiamo pure in modo diverso per cui l’uno più uno comincia a fare tre anziché due.

I virus sono totalmente incapaci di qualsiasi azione possibile ed immaginabile.

Però esistono.

Attribuire a del materiale morto capacità di pensiero e di azione non è degno dell’intelligenza umana.

Un essere senza vita non può fare nulla, e men che meno può infettare qualcuno di sé.

Dire poi che si moltiplica significa toccare i vertici della fantascienza o della demenza.

 

La moria cellulare è continua, e la malattia da  intasamento è sempre in agguato

 

Gli antichi greci già conoscevano i virus o, meglio, conoscevano l’herpes.

La parola herpes equivale al verbo insinuarsi, accapponarsi.

Il termine virus invece deriva dal latino e significa più semplicemente veleno.

Con l’invenzione del microscopio elettronico nel 1930 i virus poterono finalmente diventare visibili, essere osservati.

Non presentano vita, mobilità. Non hanno metabolismo. Non defecano e non si riproducono.

Si trovano solo all’interno di un organismo vivente, o tra le essudazioni e le deiezioni.

Con un carico di sporcizia cellulare accumulata, non ripulita prontamente, ci si ammala, e i sintomi possono essere l’ingrossamento delle ghiandole linfatiche, i dolori muscolari, la febbre e un malessere diffuso.

Trattasi di malattia specifica da  intasamento.

Tutti questi segnali indicano che siamo in preda ad una tossicosi, ovvero a un’intossicazione del sangue.

Non esiste alcuna malattia specifica e localizzata, ma piuttosto uno stato generale di intossicazione corporea.

Quando il corpo è in stato di tossicosi, toxemia, intossicazione, esso seleziona uno o più punti o siti del corpo nei quali eliminare tali tossine in eccesso.

 

I detriti cellulari sono composti da materia inanimata e non-vivente

 

L’eliminazione può avvenire anche nella forma di un foruncolo, di una vescica sulla pelle (herpes).

Lo sfogo epidermico continuerà fino a quando il corpo avrà eliminato l’intero eccesso di tossine.

Nel caso dell’herpes, il tutto può durare da una a due settimane, essendo l’herpes una malattia a tempo determinato (self-limiting disease).

Tutti questi detriti cellulari sono materia inanimata e non-vivente.

Mentre i batteri e i protozoi assorbono e metabolizzano cibo, danno fuori scarti organici, si muovono e si riproducono, e sono insomma dotati di tutte le qualità che caratterizzano la vita, i virus, piaccia o non piaccia ai monatti e ai vaccinatori, sono testardamente inerti.

Per la teoria medica, la malattia comincia quando una persona trasmette il virus (peste, influenza, polio, o altro) a una seconda persona che non ha ancora quel virus.

 

 

Più che di virulenza è il caso di parlare di condizioni generalmente insane della gente

 

Ma come può mai una sostanza inerte, morta, inattiva esercitare potere ammalante?

A partire dal 1979 c’erano in America tra le forze armate 500 mila casi/anno di herpes keratitis.

Quella però non era l’indicazione della virulenza di quel virus, quanto piuttosto la prova evidente delle condizioni insane della gente americana.

Qualche medico sosteneva la teoria della auto-inoculazione, come quella di passare le dita tra un herpes sulle labbra e toccare poi uno o entrambi gli occhi.

Ma in quel caso si tratterebbe in caso di irritazione chimica e non certo di induzione virale.

 

Dalla cellula morente al virus finale

 

Nelle nostre cellule ci sono migliaia di mitocondri, come dicevamo all’inizio, e ognuno di essi ha il codice genetico necessario per la riproduzione e la sintesi delle proteine.

Ricordiamo che le proteine sono grandi molecole (anche enzimi, anche anticorpi, anche tossine batteriche), e sono costituenti essenziali di tutte le cellule viventi e morte (sono composte da aminoacidi essenziali).

Gli aminoacidi (leucina, treonina, alanina, metionina, asparagina, ecc) sono composti contenenti gruppi organici COOH e gruppi amminici NH2.

Le micromolecole RNA e DNA forniscono le informazioni affinché le cellule possano replicarsi nell’esatta forma e struttura originaria.

Nel caso dei virus, trattasi quasi sempre di detriti cellulari derivanti dalle cellule di cui sopra, tutti diversi in disegno, misura e struttura, perché derivanti da diversi tipi di cellule, anch’esse diverse per funzioni, dimensioni, disegno.

Essi arrivano in grossi quantitativi e con  ritmo di 9 miliardi di unità/ora.

Per gli eventuali virus di origine esterna, dipende da quello che mangiamo.

In ogni caso si tratta sempre di quantità modeste, che qualsiasi sistema immunitario funzionante è in grado di controllare.

 

Evitare l’accumulazione di materiale ingombrante ed intasante

 

Quando la cellula arriva a fine-ciclo, essa muore e si disintegra.

Migliaia di molecole di DNA vengono liberate assieme agli altri detriti cellulari.

Dopodiché la cellula morta diventa inerte e priva di funzioni.

Normalmente viene scaricata dal corpo coi rifiuti metabolici, ed è esattamente questo materiale ingombrante e di scarto (particelle di DNA) che viene chiamato virus.

Un certo tipo di medicina antiscientifica attribuisce molte malattie a queste particelle, a questi detriti cellulari, come se tali sostanze fossero feroci demoni con lo strano hobby di attaccare povere vittime indifese.

In realtà, l’unico modo in cui esse possono causare fastidi ed inconvenienti è la loro stessa accumulazione come materiale ineliminato (che diventa oggettivamente tossico nel senso di essere da impedimento alle altre funzioni).

 

Mangiar male, dormir male, muoversi poco: questi sono i virus

 

Tali particelle, tali virus, non possono ammalare nessuno, non possono causare malattia a nessuno.

Cos’è allora che causa le malattie e favorisce le accumulazioni ingombranti di virus?

 

Sono tutte le azioni umane che impediscono o rallentano il metabolismo, che rallentano l’assimilazione, l’assorbimento e il ricambio (il mangiar male, il bere male, il dormire male, il muoversi male (cioè poco o troppo), il respirare male, il pensare male.

Chiaro, a questo punto, che nessuna malattia può essere causata dai virus, dai batteri, o da agenti infettanti.

 

Malattia come processo di purificazione e di recupero

 

La malattia poi è di per sé un processo di purificazione e di recupero, avviato intelligentemente dal corpo per espellere le tossine accumulate da quegli stili di vita impropri appena accennati (carenze di moto, di aria pura, di sonno, di sole, di calma e pace, di amore, di rispetto, di apprezzamento, di nutrimenti giusti).

Per riacquistare la salute è indispensabile ritrovare la pulizia interna, l’equilibrio, il funzionamento ritmato e stabile, l’omeostasi.

 

Il corpo non avvia un processo guaritivo quando non serve.

Il fattore causante di malattia è la suscettibilità del corpo alle conseguenze dei nostri errori.

 

La necessità oggettiva di ammalarsi sopravviene solo quando eliminiamo la causa di malattia e diamo modo al corpo di avviare tranquillamente le sue procedure eliminatorie.

I virus, i batteri, e gli agenti infettivi non hanno niente a che fare con le malattie.

Non cambiamo nomi e non cambiamo le carte in tavola. Diamo il nome appropriato ed esatto a ogni cosa.

Il vero causatore del male, il vero diavolo ammalatore, è la  suscettibilità. Ovvero il corpo malandato e reso tale dalle castronate umane che partono dalle 7 del mattino a arrivano alle 23 di notte.

Valdo Vaccaro

Direzione Tecnica AVA-Roma (Associazione Vegetariana Animalista)

Direzione Tecnica ABIN-Bergamo (Associazione Bergamasca Igiene Naturale)

 

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