Perché quest’inverno ci siamo ammalati più spesso? Influenza, immunità e prevenzione alla fine della stagione fredda.

di Dott.ssa Elena Vitali

Molte persone quest’inverno hanno avuto la stessa esperienza: febbre, qualche giorno di miglioramento, poi di nuovo tosse, mal di gola o stanchezza. Non una sola influenza, ma due o perfino tre episodi nel giro di poche settimane. E, soprattutto, una sensazione di spossatezza più lunga del solito. Non è stata soltanto un’impressione. La stagione influenzale 2025-2026 è iniziata prima del previsto e ha coinvolto milioni di persone già nelle prime settimane. In alcune fasi dell’inverno si sono registrati centinaia di migliaia di nuovi casi settimanali di infezioni respiratorie acute. Il punto decisivo è che non circolava un solo virus. Accanto ai virus influenzali erano presenti contemporaneamente altri virus respiratori con sintomi molto simili. Per questo molti hanno pensato di “ricadere”, mentre in realtà incontravano infezioni diverse.

L’inverno è anche il periodo in cui l’organismo è più vulnerabile: meno esposizione alla luce, vita più sedentaria, aria secca negli ambienti chiusi e ritmi del sonno irregolari. Il virus è la causa immediata della malattia, ma la durata e l’intensità dei sintomi dipendono molto dalle condizioni del sistema immunitario al momento dell’incontro.

Per capire cosa è successo davvero quest’inverno, è utile ricordare che con il termine “influenza” indichiamo spesso infezioni diverse tra loro.

 

Virus respiratori più comuni nella stagione invernale

Tipo di virus  Cosa provoca Perché confonde con l’influenza
Virus influenzali A e B Febbre alta, dolori muscolari, tosse È la vera influenza
Rhinovirus Raffreddore, mal di gola Può dare febbricola e spossatezza
Virus respiratorio sinciziale (RSV) Tosse persistente, bronchite Negli adulti sembra un’influenza lieve
Coronavirus stagionali Febbre moderata, tosse Sintomi sovrapponibili
Adenovirus Febbre, mal di gola, congiuntivite Durata prolungata dei sintomi

 

NON È SOLO IL VIRUS: È LA RISPOSTA DELL’ORGANISMO

Capire quali virus circolano è utile, ma non basta. La vera differenza è come reagisce il nostro organismo quando li incontra. Dopo aver chiarito che non esiste un solo “virus dell’influenza”, la domanda diventa un’altra: perché, a parità di esposizione, alcune persone guariscono in pochi giorni mentre altre restano stanche e con tosse per settimane?

Quando un virus respiratorio entra nell’organismo, il primo punto di contatto non è il sangue ma le mucose delle vie aeree. Qui agisce la cosiddetta immunità mucosale, una barriera composta da cellule epiteliali, secrezioni protettive e anticorpi locali. Il suo compito non è eliminare ogni microrganismo, ma limitarne la diffusione e guadagnare tempo perché l’organismo possa organizzare una risposta più efficace.

Se questa prima difesa funziona bene, l’infezione rimane localizzata e i sintomi sono brevi. Se invece è meno efficiente, il virus si replica più a lungo e l’organismo deve attivare una risposta infiammatoria più intensa. La febbre, i dolori muscolari e la spossatezza non sono causati direttamente dal virus, ma dalle sostanze prodotte dal sistema immunitario per contrastarlo. A questo punto diventa importante un altro elemento spesso poco considerato: lo stato infiammatorio di base. Un organismo già affaticato da stress cronico, sonno irregolare o alimentazione sbilanciata tende a reagire in modo meno equilibrato. Non necessariamente si ammala più facilmente, ma può avere una risposta più lunga e più faticosa da spegnere.

È importante ricordare che l’intestino ha un ruolo rilevante. Una parte significativa delle cellule immunitarie si trova nel tessuto associato alla mucosa intestinale, e il microbiota contribuisce a regolare l’intensità della risposta immunitaria. Quando questo equilibrio è alterato, la fase di recupero dopo un’infezione respiratoria può prolungarsi. Questo spiega perché due persone esposte allo stesso virus possono avere decorso completamente diverso: non cambia solo il microrganismo, cambia soprattutto la capacità dell’organismo di tornare rapidamente all’equilibrio dopo l’infezione.

 

QUAL È IL RUOLO REALE DEL VACCINO ANTINFLUENZALE

A questo punto è inevitabile affrontare un’altra domanda che molte persone si sono poste quest’anno: se ci si può ammalare anche dopo la vaccinazione, qual è il ruolo reale del vaccino antinfluenzale?

Il vaccino non ha l’obiettivo principale di impedire ogni infezione. I virus influenzali mutano continuamente e la composizione del vaccino viene aggiornata ogni anno sulla base delle previsioni epidemiologiche. Quando la corrispondenza tra ceppi vaccinali e virus circolanti è buona, la protezione contro la malattia sintomatica è maggiore; quando il virus cambia in modo imprevisto, l’efficacia nel prevenire l’infezione può ridursi.

Gli studi mostrano però un dato costante: anche nelle stagioni in cui l’efficacia contro l’infezione è parziale, la vaccinazione riduce in modo significativo il rischio di complicanze, ricoveri e forme gravi, soprattutto nelle persone anziane o con patologie croniche. Questo è il suo obiettivo principale.

La stagione 2025-2026 è stata caratterizzata dalla predominanza del sottotipo A(H3N2), storicamente associato a una variabilità maggiore dell’efficacia vaccinale. Ciò significa che alcune persone vaccinate possono comunque aver sviluppato sintomi influenzali. Non significa, però, che la vaccinazione sia inutile. Significa che la protezione non è assoluta e che dipende sia dal virus sia dalla risposta individuale.

Vaccinazione e prevenzione non sono concetti sovrapponibili. Il vaccino agisce sul virus specifico. La prevenzione riguarda invece lo stato generale dell’organismo, la sua capacità di rispondere in modo efficace e di recuperare rapidamente dopo l’infezione.

Per chiarire meglio questa differenza, può essere utile distinguere tra interventi che agiscono sul virus e interventi che agiscono sull’organismo.

 

Vaccinazione e prevenzione: non sono la stessa cosa

Intervento Su cosa agisce Obiettivo principale
Vaccino antinfluenzale Sul virus specifico Ridurre complicanze e ricoveri
Sistema immunitario Sull’organismo Rispondere meglio all’infezione
Stile di vita Sul terreno biologico Ridurre durata e intensità dei sintomi

 

LA PREVENZIONE COMINCIA DOPO L’INVERNO

Terminata la fase acuta dell’infezione, molte persone cercano semplicemente di tornare subito alla normalità. In realtà, il periodo successivo alla malattia è delicato quanto quello iniziale. La convalescenza non è un dettaglio secondario: è il momento in cui il sistema immunitario conclude la risposta infiammatoria e ristabilisce l’equilibrio. La stanchezza persistente che spesso segue un’infezione respiratoria non dipende più dal virus, ma dal lavoro che l’organismo ha sostenuto per eliminarlo. Anticipare troppo il ritorno a ritmi intensi, attività sportiva impegnativa o sonno insufficiente può prolungare i sintomi e favorire ricadute.

Alla fine dell’inverno il corpo si trova in una fase di transizione biologica. L’aumento progressivo della luce diurna modifica i ritmi circadiani, regolando la secrezione di melatonina e cortisolo, ormoni che partecipano anche alla risposta immunitaria. Esporsi alla luce naturale nelle prime ore del giorno, anche semplicemente con una camminata quotidiana, qualche esercizio all’aria aperta aiuta questo processo più di quanto si immagini.

Anche l’alimentazione ha un ruolo nel recupero. Dopo mesi caratterizzati spesso da cibi più calorici e poveri di fibre, reintrodurre gradualmente alimenti freschi e vegetali contribuisce a sostenere il microbiota intestinale, che a sua volta partecipa alla regolazione immunitaria. Non si tratta di una misura immediata, ma di un adattamento progressivo che favorisce una risposta più equilibrata nelle infezioni successive.

La prevenzione, quindi, non coincide con l’assenza di contatto con i virus, evento praticamente impossibile. Significa piuttosto arrivare all’incontro con un organismo preparato e capace di rispondere senza eccessi e di recuperare in tempi brevi. L’incontro con i virus respiratori fa parte della vita biologica. Ciò che possiamo influenzare non è la loro presenza, ma la qualità della risposta del nostro organismo.

La stagione influenzale 2025-2026 ha mostrato quanto sia complessa la realtà biologica. La contemporanea circolazione di più virus, la variabilità dei ceppi influenzali e le differenze individuali hanno contribuito a un inverno percepito come più impegnativo.

 

Dott.ssa Elena Vitali
Laureata in Scienze della Nutrizione Umana e in Filologia, con doppia formazione in ambito educativo e linguistico.
Si occupa di divulgazione scientifica su alimentazione funzionale, equilibrio ormonale e prevenzione.

Guide pratiche: https://payhip.com/nutrizioneconelenavitali
Pagina Facebook: https://facebook.com/profile.php?id=61575212525896

 

Fonti scientifiche

  • Istituto Superiore di Sanità (ISS). Sistema di sorveglianza RespiVirNet – Rapporti epidemiologici sulle sindromi simil-influenzali, stagione 2025-2026.
  • World Health Organization (WHO). Influenza surveillance and vaccine composition recommendations, Northern Hemisphere.
  • European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC). Seasonal influenza – epidemiological updates 2025-2026.
  • McLean HQ, Belongia Influenza Vaccine Effectiveness: New Insights and Challenges. Cold Spring Harbor Perspectives in Medicine, 2021.
  • Belongia EA et Variable influenza vaccine effectiveness by subtype: a systematic review and meta-analysis. The Lancet Infectious Diseases, 2016.
  • Kanekiyo M, Graham Next-Generation Influenza Vaccines. Cold Spring Harbor Perspectives in Medicine, 2021.
  • Mousa HA. Prevention and Treatment of Influenza, Influenza-Like Illness and Common Cold by Herbal and Complementary Journal of Evidence-Based Complementary & Alternative Medicine, 2017.

Testo inedito inviato in esclusiva alla redazione. Tutti i diritti riservati. Vietata la riproduzione o la pubblicazione non autorizzata ai sensi della legge n. 633/1941 sul diritto d’autore.